LA GASTRITE: quando lo stomaco ci parla.

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gastrite-emorragicaLa gastrite ha un fondamento in qualcosa di più profondo, qualcosa dentro noi stessi, un disagio, una sofferenza, che poi si ripercuote inevitabilmente dal punto di vista medico sulla nostra salute. L’infiammazione della mucosa gastrica porta a dolori e bruciori che chi prova descrive come una fiamma che divampa e spesso sale fino in bocca portando anche allo spiacevole reflusso (tipica conseguenza della gastrite). Il rilascio eccessivo di acido nello stomaco, meccanismo che caratterizza questa patologia, provoca irritazione delle pareti gastriche, che si ripercuote gravamente sulla quotidianeità della persona affetta, che non riesce più ad alimentarsi con lo stesso appetito, che soffre a stomaco vuoto ma spesso ancor di più in digestione e che spesso si trova costretta a vomitare per svuotare lo stomaco da quell’eccesso di acido. Ma da cosa è scatenata davvero la gastrite?

La gastrite ha una forte componente psicologica, che spesso l’associa a persone indexstressate, soggetti che hanno un rapporto difficile con le emozioni che difficilmente riescono a gestire. Chi soffre di gastrite spesso ha nella vita un atteggiamento apparentemente diverso da quello che è realmente, spesso si vuole sembrare più forti di quello che si è, più duri, più indipendenti per soddisfare le aspettative altrui (che siano famigliari o lavorative poco importa). In questo modo lo stomaco mette in atto la sua sonora protesta, riversando nell’ambiente che lo caratterizza la sua aggressività che si manifesta con l’eccesso incontrollabile di acido. Per questo molte volte prima di pensare ad una terapia farmacologica, è bene guardarsi dentro e cercare cosa nel proprio modo di essere o di vivere possa aver scatenato così tanta ostilità da parte dello stomaco! La gastrite ha di per sè infatti diversi aspetti simbolici, come dolori o situazioni soffocanti che siamo costretti ad affrontare, situazioni che ci hanno preso alla sprovvista o per quali non eravamo ancora pronti. Quando accompagnata da nausea e vomito, c’è un’esigenza di espulsione da parte del nostro organismo di qualcosa che prorprio non “ci va giù”, situazioni alle quali non ci siamo ancora adattati e che il corpo esprime come un rifiuto, come qualcosa da eliminare. Molto importante è non rinnegare tutti questi segnali, i primi campanelli di allarme possono essere importanti per prevenire peggioramenti e cure farmacologiche che aimè quando la situazione è troppo grave è necessario attuare!

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Ascoltiamo sempre la voce che giuda dentro…e non dimentichiamo che ogni disagio ogni malattia è un messaggio per noi da parte del nostro corpo e che la guarigione se lo vogliamo è sempre a portata di mano! 🙂

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n57_uomo-chakra“Ciò che chiamiamo malattia è la fase finale di un disturbo più profondo e perchè un trattamento possa avere davvero successo è evidente che non basterà curare la sola conseguenza senza risalire alla causa fondamentale che andrà eliminata.” Edward Bach

Mi sto appassionando sempre di più alla Metamedicina (leggi anche qui), cioè alla volontà di non limitarsi a cancellare il dolore o avoler far scomaprire uno o più sintomi. ma piuttosto ricercare la causa che li ha originati e cercare di eliminare quanto è possibile essa. Vi potrete chiedere…come può intervenire la metamedicina con i processi di guarigione? Servendosi della simbologia del corpo, e della capacità che il corpo stesso ha di manifestare il disagio attraverso svariati sintomi, così che durante questo anno ho scoperto che un disturbo agli occhi era la causa che aveva a che fare con qualcosa che vedevo, che il dolore allo stomaco senza apparente motivo poteva essere per qualcosa che mi era difficile digerire o accettare e così via…Non bisogna credere però che si tratti di un approccio semplicistico..(anche se così potrebbe sembrare), in realtà accettare che la malattia ci obblighi ad affrontare una situazione alla quale si vuole sfuggire non è cosa da poco! Per avvicinarsi alla Metamedicina bisogna conoscere bene se stessi e non aver timore di ammettere le proprie paure e i propri limiti, e soprattutto, prima di riuscire a vedere negli altri qualcosa di più profondo alla malattia pure e semplice è bene vederlo su e stessi. Ci va esperienza, sensibilità, fiducia, accoglienza e distacco allo stesso tempo. Come si è consiglieri e confidenti di se stessi, lo si può essere con gli altri..senza mai però oltrepassare i limiti del rapporto che si ha con quella persona. Io sono ancora all’inizio…quindi mi esercito su di me e sulle persone che conosco meglio e che mi sono vicino…cercando di dare un significato più profondo ai loro malesseri, senza dimenticare di collegarli al loro stile di vita e al loro vissuto. Io sono settimina, nata in anticipo e non con poche complicanze. Ho dovuto subire una grave operazione al cuore dopo pochi mesi dalla nascita è ho passato tanto tempo in incubatrice. Insomma, non proprio il modo ideale di venire al mondo! Credo che queste sofferenze mi abbiamo fatto diventare la persona che sono ora: ossia molto sensibile, con la capacità estrema di capire gli altri in un colpo d’occhio ma allo stesso tempo con un modo impetuoso e a volte aggressivo di espormi agli altri quando non condividono i miei pensieri o le mie credenze, che difendo con unghie e denti e alle quali mi aggrappo nel momento del bisogno. Ho intenzione quindi di continuare la mia ricerca nella Metamedicina, assumendomi la responsabilità della mia salute e della mia felicità, nonchè se dovessi esserne in grado, aiutare gli altri ad esserlo quanto me, in quanto la consapevolezza costituisce la vera base per la guarigione. Non esistono le punizioni divine, la fortuna o la sfortuna, esistono la reponsabilità delle proprie azioni e la consapevolezza di quello che siamo, che siamo stati e che vorremmo essere in futuro.

“La sofferenza è un correttivo che mette in luce la lezione che non avremmo compreso con altri mezzi e, non può essere eliminata fino a quando quella lezione non è stata imparata. ” Edward Bach