Assenzio maggiore

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485 Stasera ho deciso di parlarvi di una pianta che sicuramente sarà conosciuta da voi soprattutto per la produzione di un famoso liquore: l’assenzio. Sebbene molti di voi conoscano l’assenzio per le sue qualità allucinogene che l’hanno reso famoso sotto forma di distillato, se preso in maniera corretta l’assenzio maggiore è un’erba officinale davvero fantastica, che adesso mi appresterò a spiegarvi nel dettaglio. Questa pianta, che possiamo anche conoscere sotto il nome di Artemisia absinthium, possiede in realtà tutta una serie di proprietà che ne prevedono l’utilizzo anche in fitoterapia, tuttavia proprio perchè possiede sostanze terapeutiche ben precise può portare anche gravi effetti collaterali se utilizzato in modo eccessivo; adesso vedremo quali. Innanzi tutto, è bene sapere che per effettuare l’infuso o preparare il vino medicato, si utilizzano le sommità fiorite, talvolta anche le foglie, fatte essicare per un tempo più o meno lungo in un luogo ventilato ed ombroso.
L’assenzio ha come proprietà peculiari quelle tonica-stimolante e digestiva, che lo rendono un costituente di numerosi amari e digestivi: per esempio il vermouth, liquore tipico della regione Piemonte. La pianta può essere utilizzata anche in caso di inappetenza, per stimolare l’appetito e, come regolatore gastrico, soprattutto in caso di ipocloridria o disturbi digestivi legati alla diminuzione dei succhi gastrici. Un’importante attività terapeutica è quella di essere vermifuga ed antielmintica, tant’è che nella storia è sempre stata utilizzata principalmente proprio per questa sua proprietà. Proprio perchè la sua attivià è principalmente sull’apparato digerente, anche gli effetti collaterali principali si ripercuotono sul tratto gastro-intestinale, provocando nausea, vomito, diarrea e crampi addominali. Aumentando l’acidità gastrica inoltre, è possibile che l’utilizzo provochi ulcera o acidità in soggetti border-line, che senza saperlo avevano già qualche problema di acidità in precedenza. L’effetto collaterale più grave tuttavia è quello della abortività, per questo è assolutamente vietato assumerlo in gravidanza! Si tratta di un erba perenne, con foglie di colore verdastro nella parte superiore e bianco argentate nella pagina inferiore, fiori gialli riuniti a piccoli capolini, che ricordano vagamente quelli della mimosa e fioriscono di solito nel periodo che va da giugno a settembre. La pianta è spontanea e molto diffusa dal mare alla montagna, lungo le strade o in sentieri in mezzo alla natura, in prati incolti.

1) Tisana di assenzio

Viene preparato lasciando in infusione le sommità fiorite per circa 1oretta, in un litro di acqua fredda, dopo di chè, si porta acqua ad ebollizione, si spegne subito, (quindi NON si fa bollire come per i decotti) e si lascia riposare 10 minuti circa. Si beve dopo il pasto come digestivo. Importante è calibrare bene le dosi: non utilizzare più di una punta di cucchiaino da caffè di droga sminuzzata ed essicata per ogni tazza di acqua. Con questa dose, si evitano effetti collaterali e la bevanda non risulterà troppo amara e sgradevole. E’ possibile comunque dolcificare la tisana con un cucchiaio di miele o di zucchero di canna grezzo.

2) Vino medicato all’assenzio

Si prepara utilizzando 1 litro di vino bianco nel quale si lascerà macerare 40g di sommità fiorite di assenzio per circa 10gg in un luogo lontano dalla luce e dalle fonti calore. Durante la macerazione deve essere agitato frequentemente per rendere omogeneo il composto. Passato il tempo di macerazione, colare e filtrare.

3) Liquore di assenzio

Usare circa 10g di assenzio, 4g di menta piperita, 45 g di anice, 40g di finocchio, 15g di coriandolo, messi a macerare in 4 litri di alcool 95° per dieci giorni. Trascorsi questi giorni aggiungere 4 litri di acqua e 300g di zucchero di canna, amalgamare tutto per bene e lasciare riposare per almeno 24ore. Filtrare ed imbottigliare lasciando riposare ulteriormente il prodoto ottenuto per 6 mesi circa. Trascorsi i 6 mesi il liquore sarà pronto per essere servito come ottimo digestivo, meglio se ghiacciato.

Lo sapevi che…

Il suo nome deriva dal greco apsìnthion, che significa «privo di dolcezza». Ha infatti un sapore amaro e molto sgradevole che ha ispirato nelle Sacre Scritture vari simboli. E’ molto famoso il quadro di Edgar Degas, “L’Absinthe” cioè l’Assenzio (1876) custodito nel Musée d’Orsay a Parigi. Il dipinto, olio si tela, ambientato nel Café de la Nouvelle Athènes in Place Pigalle a Parigi raffigura l’Attrice Ellen Andrée e l’incisore Marcellin Desboutin, mentre bevono un liquore a base di Assenzio mettendo in evidenza i loro volti inebetiti dal suo consumo.

NB: Poichè attraverso la macerazione in alcool l’essenzio rilascia parecchio tujone, una sostanza neurotossica contenuta al suo interno, l’abuso di prodotti alcolici a base di assenzio può portare ad una grave forma di intossicazione chiamata absintismo, con manifestazioni analoghe a quelle dell’alcolismo.

 

 
 

L’ALCOLICO MENO ALCOLICO CHE CI SIA!

come-preparare-la-birra-alla-fragola_1648d56333a9501d381668f6b52489b5Il merito è del suo apporto di potassio, minerale della diuresi, la chimavano pane liquido dai Sumeri, per le sue capacità nutrizionali ed ha accompagnato il progresso agrico-alimentare dell’uomo da millenni: sto parlando della birra! Si tratta di una bevanda antichissima, in Egitto era prodotta dalla farina di orzo e dolcificata con il miele, accompaganta da datteri o spezie, era una bevanda salutare che veniva raccomandata come tonico e ricostituente. Sono certa sarete felici di sapere che è ritenuta una bevanda adatta alla linea, che placa il desiderio di cibo e tonifica i tessuti! A differenza quindi di ciò che si può temere dunque, la birra consumata a dosi controllate di massimo due bicchieri al giorno e sempre durante i pasti, è una valida alleata del peso forma. Chi soprattutto di estate, nega di aver voluto bere una birra fresca e di averci rinunciato per paura della linea? Dalla prossima estate potrete concedervi questo vizietto! 🙂 Gli ingredienti tradizionali per ottenere la birra sono il malto, il luppolo e il lievito. Il malto, che per legge non deve essere inferiore al 60%, è in genere d’orzo, ma può essere anche di altri cereali, per esempio frumento o mais. Ma vediamo in pochissimi passaggi come viene prodotta: si produce dunque facendo germogliare l’orzo attraverso un processo definito “maltizzazione”. La suddivisione cromatica della birra, e la conseguente distinzione in bionda, rossa e scura, dipende dalla maggiore o minore tostatura del malto. Dopo la tostatura, il malto viene macinato e messo in acqua. Si ottiene così il mosto, che viene portato a ebollizione e poi filtrato; in questa fase si aggiunge il luppolo. Il mosto viene poi fatto raffreddare e quindi fermentare in appositi serbatoi. Durante la fermentazione si aggiunge il lievito, che provoca la trasformazione del maltosio, contenuto nel composto, in alcol etilico e anidride carbonica. (In base al lievito utilizzato si ottengono birre a bassa o ad alta fermentazione.) Dopo la fermentazione, la birra viene lasciata a maturare per alcune settimane in appositi contenitori. Una caratteristica importante della birra è la schiuma, che la protegge contro l’azione ossidante dell’ossigeno e serve quindi a mantenerne più a lungo l’aroma; la presenza di una schiuma bella stabile è indice di qualità e di freschezza. Come già anticipato, il merito delle sue proprietà “salva linea” è l’elevato contenuto di potassio che ha un’azione diuretica a livello renale e sgonfiante soprattutto per coloro che soffrono di ritenzione idrica, accompagnato dall’altro canto dalla bassissima quantità di sodio! Contiene inoltre una buona quota di acido folico e di vitamine B che portano il buon umore e attenuano il senso di fame e, altri nutrienti come sali minerali essenziali all’organismo. Ha inoltre un ottimo rapporto calcio-fosforo, contiene silicio e soprattutto contiene il luppolo che è fonte di diversi tipi di flavonoidi i quali sappiamo hanno dimostrato di avere proprietà antitumorali. In particolare, contiene xantumolo, una sostanza che pare utile nell’inibire la proliferazione delle cellule tumorali di alcuni tipi di carcinomi. Grazie al contenuto di polifenoli, la birra ha inoltre proprietà antiossidanti! Possiamo chiamarlo elisir di bellezza, tanto che la presenza delle proteine dei cereali e dei fitormoni, oltre che degli olii essenziali del luppolo, servono per migliorare l’elasticità e il tono dei tessuti, riducendo la cellulite e i cedimenti cutanei di viso e corpo in generale, mantenendo oltre tutto ben sodo il seno. Voi vi starete chiedendo: “Ma questa cosa ci sta dicendo? Di bere la birra? Ma è un’alcolico, e gli alcolici fanno male e sono calorici!” …Ma attenzione..la birra è il drink alcolico, meno alcolico che ci sia!  Ovviamente l’apporto di calorie dipende dal tipo di birra, ma in generale possiamo affermare che per 100 g di birra normale ci si trova circa sulle 35 kcal., da un minimo di 28 per le leggere ad un massimo di 60 per quelle più forti. Tra le bevande alcoliche è quella meno calorica in assoluto e, addirittura presenta valori più bassi rispetto a molte bevande analcoliche! In generale la birra da prediligere per usufruire anche delle buone proprietà di questa fresca e piacevole bevanda è quella definita “cruda”, o meglio la tipica birra artigianale. L’assenza di pastorizzazione consente infatti di mantenere intatte le proprietà organolettiche della birra che, restando integre, riescono ad interagire in modo positivo con l’organismo umano. Un bel cappello di schiuma inoltre è un indice di freschezza della bevanda e indicatore di una accurata selezione degli ingredienti. Non esitate quindi a bere un bicchiere di birra cruda quando ne avete la possibilità, oltre a soddisfare il vostro palato vi permetterà di assumere anche preziosi nutrienti! Ricordatevi che tuttavia si tratta sempre di una bevanda alcolica, quindi è bene non esagerare nelle dosi, soprattutto per non perderne tutti i benefici che invece un’assunzione anche costante ma moderata può donarvi!

Gli effetti positivi come vedete sono molteplici, tuttavia si tratta sempre di una bevanda alcolica, quindi è bene non esagerare nelle dosi, soprattutto per non perderne tutti i benefici che invece un’assunzione anche costante ma moderata può donarvi! Attenzione inoltre a cosa la abbinate, la presenza di grassi del pasto per esempio aiuta a regolare l’assimilazione dell’alcool, sarebbe però meglio non abbinarla a pizze, pane, o altri prodotti da forno con lieviti, infatti la combinazione con i lieviti presenti nella birra può portare ad una grande fermentazione; ecco la motivazione per cui alcune persone dicono che la birra fa gonfiare la pancia! Insomma l’accoppiata birra-pizza è deleteria e la sconsiglio vivamente!

CONTROINDICAZIONI: Non assumere se siete affetti da celiachia, in gravidanza, negli anziani (che non dovrebbero bere alcolici di nessun tipo, anche se leggeri), se si è intolleranti ai lieviti o delicati di stomaco o se si soffre di acidità e rigurgito!