CONSERVAZIONE E SCELTA DEGLI ALIMENTI

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La scelta dell’alimento e come conservarlo, è aspetto importante per il naturopata, in quanto consente di capire perché un soggetto possa avere determinate carenze nutrizionali, e per consigliare ai pazienti i metodi per utilizzare al meglio i cibi, conservandone al massimo le proprietà. La prima regola è la stagionalità: la frutta e la verdura che mangiamo deve essere di stagione. Non tutti però si orientano verso questi tipi di alimenti, infatti la maggior parte degli italiani, fa la spesa al supermercato per comodità e mancanza di tempo. Nella scelta della frutta e della verdura però al supermarket, si trova un o’ di tutto: segno che gli alimenti provengono da colture forzate (serre), oppure che hanno fatto lunghi viaggi per arrivare lì. Quindi un minimo di dimestichezza con gli ortaggi, consentirà a chiunque di scegliere quali sono quelli più corretti per la stagione e che quindi sono giunti a maturazione naturalmente. A quanti di voi sarà capitato di comprare per esempio delle pere nel reparto refrigerato, e averle trovate dure come sassi per giorni, per poi vederle marcire d’improvviso? Segno che erano state colte immature e tenute in reparti freddi per bloccare la maturazione. Questo permette di avere diversi tipi di frutta o verdura fuori stagione, ma di scarsa qualità! Raccogliere un prodotto prima della maturazione infatti permette di poterlo immagazzinare nei frigoriferi per tempi molto lunghi senza farlo marcire, con il vantaggio del grossista, ma meno per il consumatore che si ritrova un prodotto che non possiede tutta la carica enzimatica, vitaminica e minerale tipica di un prodotto giunto alla maturazione naturalmente. Tipico è il caso della frutta tropicale che, viaggiando via mare per settimane, giungerebbe a destinazione eccessivamente matura o deteriorata, quindi viene messa in celle frigorifere per bloccarne la maturazione. Altra importante regola da seguire sarebbe quella dei “chilometri zero”. Uso il condizionale perché se è difficile rispettare la stagionalità dei prodotti della terra, non oso pensare quanto per alcuni di voi, possa esser difficile, affidarsi al contadino vicino a casa! Tuttavia tentar non nuoce, anzi, giova alla salute 🙂 e ora vi spiego il perché!

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Durante il trasporto di frutta e verdura avvengono tanti cambiamenti negli alimenti, prima fra tutte la perdita vitaminica. Abbiamo visto prima, vedremo dopo e sappiamo già di nostro, che quasi tutte le vitamine sono sensibili alla luce e al calore. Una carota esposta al sole o al calore per mezzora, perde più della metà del suo contenuto di caroteni, se poi la facciamo anche arrivare da chissà dove allora non ne parliamo neanche! Tanta frutta e verdura che mangiamo viaggia giorni prima di raggiungere sulle nostre tavole, spesso in confezionamenti di plastica che aumentano l’effetto serra e provocano perdita di nutraceutici.  È sempre meglio infatti mettere i prodotti freschi in contenitori di carta o in cesti di vimini, piuttosto che di plastica. Nei sacchetti di plastica, oltre al caldo, frutta e verdura sudano, proprio come se stessero facendo una sauna! Anche la conservazione a casa nostra svolge un ruolo decisivo per il mantenimento delle sostanze contenute negli alimenti. L’insalata tenuta in frigo per una settimana, perde fino al 50% di vitamina C, i fagiolini ne perdono il 30% dopo solo due giorni, più modesta la perdita del cavolo che si aggira invece solo al 10 %. Sbagliata è anche l’usanza comune e decisamente comoda, soprattutto per chi lavora full-time, di cuocere quantità eccessive di cibo per poi conservarle in frigo cotte; in quanto le perdite sono ancora maggiori: fagiolini perdono 40% di vitamina C, i cavoli 50% di attivi antitumorali così come le patate. In ambito casalingo infatti, per ridurre le perdite di questi preziosi elementi, l’ideale sarebbe acquistare di volta in volta i cibi deperibili, in questo modo limiteremmo l’azione del caldo, della luce e del tempo sulla frutta e verdura che mangiamo. Una volta fatta la spesa, dove riporre la frutta e la verdura?

  • In frigorifero: Attenzione alle temperature e a riporre gli alimenti lontano dalle pareti refrigenranti. Qui ci aggiriamo intorno ai 4°C, questa dovrebbe essere in genere la temperatura ideale. Il punto più freddo del frigorifero è il ripiano più basso, sopra il cassetto (2°-4°C), mentre gli scompartimenti all’interno della porta sono i punti più caldi (fino a 10°-15°C); i ripiani intermedi possono variare dai 4°-5°C, quelli centrali, fino agli 8°C di quelli più alta; i cassetti in basso possono arrivare fino a 10°C ed è qui che sono quelli destinati a frutta e verdura, altrimenti danneggiati da temperature più basse. Tuttavia la verdura riposta in frigo deve però essere cnsumata entro 2 gg per evitare che si perdano troppe sostanze nutritive.
  • Fuori frigo: Alcuni alimenti non hanno bisogno invece di essere refrigerati, anzi, potrebbero esserne danneggiati. Tra questi abbiamo i pomodori, melanzane e peperoni, aglio, cipolla, scalogno, patate, mele, agrumi, frutta in generale. Ovviamente fuori dal frigorifero vanno riposti i prodotti che devono ancora maturare. Il posto più fresco della casa è perfetto per cipolla e aglio. Le solanacee (melanzane, patate, peperoni e pomodori), a temperature inferiori ai 7-8 °C tendono a cambiare colore e a macchiarsi sulla buccia, il modo migliore per conservarli è riporli in una busta di carta a temperatura ambiente. La frutta, come kiwi, pere e mele, può essere riposta in un vassoio o in un grande piatto o cesto, ben allargata, mentre la verdura in una cassettiera con ripiani areati. I legumi secchi vanno invece conservati in ambienti freschi e asciutti.
  • Fuori casa:  Dipende dalle temperature, da controllare ogni giorno con l’aiuto di un termometro per esterno. In sostanza, bisognerebbe evitare di lasciare troppo a lungo ortaggi e frutta dove il sole e le alte temperature, nei mesi caldi, favoriscono i processi di maturazione. Viceversa i mesi freddi potrebbero ghiacciarle. Si possono creare dei ripiani in un posto fresco, all’ombra e ben riparato, in giardino, sul terrazzo o sul balcone.

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Un’ultima indicazione su altri comportamenti verso gli ortaggi e la frutta che è bene evitare (a casa ma anche al ristorante o nelle mense) è quella di lavare con troppo anticipo la verdura, magari lasciandola anche a bagno per delle ore. Questa brutta abitudine che molte persone in particolare anziane hanno, fa sì che gli attivi idrosolubili dell’ortaggio passino tutti nell’acqua che poi verrà buttata, portando ad una perdita considerevole dal punto di vista nutritivo. Le verdure vanno lavate in acqua corrente per beve tempo e subito prima del consumo. Tirare fuori dal frigo le verdure molto prima del consumo, comporta altrettante perdite, a causa dell’aumentata ossidazione per lo sbalzo di temperatura, luce e ambiente. Spezzettare le verdure e la frutta troppo prima del consumo (tipico esempio è la macedonia), aumenta di molto la superficie esposta all’aria, accelerando i processi ossidativi. Ultima e non meno importante precisazione è riferita ai frullatori e le centrifughe di grande moda ultimamente. Spezzare e  spremere la frutta o la verdura per ottenerne il succo porta delle perdite, che però possono essere ritenute limitate se il succo ottenuto viene bevuto subito, in quanto non vi è il tempo di ossidazione. Diverso il caso (seppur frequente), di un succo preparato e messo in frigo. Anche se le temperature basse limitano i danni, l’ossidazione di un centrifugato è altamente distruttiva in quanto la superficie esposta all’aria è enorme; quindi se si vuole bere un frullato o una centrifuga è bene berla/o subito! 🙂

Affumicato? Certo è buono ma ….No grazie!

speckedolomiti580L’affumicatura degli alimenti è una tecnica antica, che veniva un tempo praticata per lo più per migliorare la conservazione di prodotti altrimenti deperibili. Oggi questa tecnica è superflua per la conservazione dei cibi, in quanto esitono tecniche valide per permettere ai cibi di conservarsi, tuttavia, per alcuni alimenti l’affumicatura è rimasta in voga, in quanto senza non sarebbero più gli stessi! Infatti, grazie alla selezione di vari e specifici tipi di legno, l’affumicatura fornisce un importante contributo al colore, al sapore e all’aroma caratteristico di alcuni prodotti alimentari.
Gli esempi più classici sono lo speck, che non sarebbe più il prodotto che è senza affumicatura, la provola affumicata, che senza l’insostituibile contributo dell’affumicatura non sarebbe più la stesso formaggio e ancora il salmone che tutti adorano sui crostoni con il burro proprio per il suo sapore caratteristico! L’affumicatura avviene per via di sostanze presenti nel fumo con il quale l’alimento viene a contatto. La combustione è lenta e senza fiamma e il sapore dipenderà dal tipo di legno utilizzato, quali appunto i principali sono quercia, castagno, noce, pioppo, acacia, betulla, faggio, acero: piante che non devono essere resinose come nel caso delle conifere.
A seconda della temperatura del fumo impiegato, i prodotti possono essere affumicati a caldo (50-85°C per 2-4 ore), a semifreddo (25-40°C diverse ore) o a freddo (20-25°C per qualche giorno). Mano a mano che la temperatura scende, l’umidità dell’ambiente dev’essere ridotta, mentre i tempi di esposizione devono aumentare (il fumo freddo è utilizzato, ad esempio, per il salmone ed altri alimenti crudi). Il processo di affumicatura si svolge in locali appositi, nei quali viene convogliato il fumo prodotto in camere distinte (affumicatoi o forni per combustione incompleta), preventivamente purificato da filtri di diverso diametro che hanno lo scopo di trattenere le parte corpuscolata più grande definita anche fuliggine.
L’affimicatura degli alimenti oggi ha praticamente perso questa sua valenza conservante e oggi viene perlopiù sfruttata come tecnica di aromatizzazione e per migliorare le caratteristiche organolettiche del prodotto finale, spesso associata all’utilizzo di piante aromatiche quali alloro, maggiorana, timo ecc…però come tante altre tecniche che l’industria alimentare usa per “migliorare” il sapore di un cibo, non è sempre oro quel che luccica! Insomma è vero che alcuni alimenti perderebbero la loro tipicità se non sottoposti ad affumicatura, ma non è forse una motivazione valida se si tratta di preservare la salute del consumatore? Già, perchè infatti come potevate immaginare, l’affumicatura è un trattamento che provoca la produzione di sostanze tossiche e pericolose per la salute, quindi fà male!

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Il fumo generato durante l’affumicatura è composto da più di 300 componenti e sarebbe impossibili elencarli tutti, una delle parti più importanti è rappresentata dai fenoli e dagli idrocarburi aromatici, che certo sono importati portatori di sapore e profumo, ma sono anche sostanze tossiche per la salute. Ma vediamoli meglio nel dettaglio.
Variabili anche in base alla legna utilizzata, tra  componenti del fumo ricordiamo la formaldeide, i composti fenolici e gli acidi alifatici (da formico a caproico), che esercitano un’azione conservante, ma sono anche altamente cancerogeni. Altre sostanze potenzialmente tossiche, sono gli idrocarburi policiclici aromatici, come il benzopirene. E’ vero che queste sostanze vengono a contatto solo con l’esterno ell’alimento in questione (formaggio, speck, ecc..) ma siccome l’affumicatura è un processo piuttosto lungo, il tempo con il quale l’alimento rimane a contatto con il fumo, permette che queste sostanze possano entrare in profondità conferendo il sapore caratteristico!
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Per limitare l’emissione di tali sostanze, sono state adottate una serie di accorgimenti nella preparazione della legna impiegata per l’affumicatura che ne hanno sostanzialmente ridotto la nocività, (questo è ciò che ci dicono i produttori). Tuttavia per preservare la salute io sconsiglio fortemente l’abitudine a mangiare questi alimenti, senza arrivare al maniacale, è possibile renderli alimenti occasionali, (come il salmone sui crostoni a natale), cercando però di mangiarli il meno possbile nella propria quotidianeità! Non cimentatevi per nessun motivo nell’affumicatura casalinga o “artigianale” che spesso risulta essere più dannosa dell’industriale, a causa dell’utilizzo di legni non adatti, di tempi non corretti e soprattutto della temperatura non controllata. Esistono reti di acciaio, fatte ad ombrello, o come delle pentole, create apposta per gli amanti del fai-da-te, bè io vi sconsiglio fortemente di operare questa pratica! Mi stupisco che in alcuni siti, blog sul web, venga consigliata l’affumicatura casalinga come metodo semplice ed ecologico per cucinare!!!!

Forse non sanno di cosa parlano…!

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Conclundendo, gli alimenti affumicati dovrebbero quindi avere un ruolo marginale nella nostra alimentazione, ed essere preferibilmente consumati in associazione a verdure meglio se crude per controbilanciare la loro tossicità!
Sia per la tecnica di affumicatura che soprattutto per il comune impiego congiunto di nitriti come conservanti, un consumo eccessivo di tali alimenti è infatti considerato uno dei  maggiori fattori di rischio per il cancro allo stomaco, acidità e infezione da Helicobacter Pylori, associato ovviamente alla predisposizione genetica e famigliare.
 

 

 

 

 

 

Giappone: non solo bontà ma anche salute e bellezza!

giappone-in-cucinaCome molti di voi sanno sono tornata da poco dal mio viaggio di nozze, che mi ha portato ad esplorare e conoscere al meglio la cultura Giapponese, non solo quella mistica e religiosa (schintoismo e buddismo) bensì anche e soprattutto quella culinaria, che mi ha davvero riservato piacevoli sorprese!  🙂 Quello che noi occidentali conosciamo della loro alimentazione è solo una piccolissima parte che è stata importata nei nostri paesi e svolge oggi un ruolo di gran moda!
Io sono una buon gustaia, mi piace mangiare e mi piace mangiare bene. Prediligo cereali, frutta e verdura, non mangio quasi mai la carne, mangio invece uova e talvolta il pesce, cercando quello fresco e non di allevamento, anche se non è sempre facile averne la certezza! Ho potuto notare da vicino, che in Giappone, la popolazione, specialmente quella che vive ancora fuori città e che quindi non è fagocitata dalla produzione, dal lavoro e dal consumismo, vive bene, non soffre di patologie degenerative tipiche della nostra società, come diabete, ipercolesterolemia, obesità ecc…e inoltre i giapponesi, dimostrano circa dieci anni in meno di quelli che hanno….!

Queste loro particolarità possiamo racchiuderle in 5 alimenti che loro prediligono e che giocano secondo la mia opinione, un ruolo fondamentale nella salute e nella bellezza di questo popolo.

1)Riso: uno degli alimenti più semplici e disintossicanti che esista. Importante fonte di carboidrati altamente saziante ma allo stesso tempo facilmente digeribile grazie all’assenza di glutine, il riso rappresenta a tutto gli effetti l’alimento prediletto dai giapponesi: è il loro pane. Non esiste pasto in Giappone che non sia accompagnato da una ciotola di riso bianco bollito, da accompaganre ad un contorno di verdure o un piatto a base di pesce, viene servito persino con il tè pomeridiano e ha ottime proprietà nutrizionali. Con il riso fanno davvero tutto, dai dolci fino al vino (il famoso sakè). Non c’è sa stupirsi che siano tutti così in forma dalle loro parti! 🙂

2) Pesce e alghe: secondo alimento per importanza in Giappone è sicuramente il pesce con le alghe. Alimento proteico per eccellenza, ma poverissimo di grassi, contiene infatti solo “grassi buoni” omega 6, e forse sì un po’ di mercurio…ma daltronde non si può voler tutto! Le alghe permettono di insaporire i piatti, rendendoli gustosi ma non salati. Ricche di iodio, aiutano l’attività tiroidea, aumentando il metabolismo e quindi rendendo il fisico più snello e sodo! (Chiamali scemi! )

3) La soia: fonte di fitoestrogeni è l’alleata prediletta delle donne giapponesi. Germogli di soia freschi in insalata arricchiscono il loro pasto giornaliero, e la salsa di soia insaporisce piatti e sushi. Non manca mai a pranzo o a cena una buona razione di soia! Ed ecco che la pelle è turgida, i capelli sono folti e lucenti, le rughe appaiono dopo negli anni e più spianate….non c’è donna in giappone che non ami la soia!

4) Tè verde: altamente antiossidante, in Giappone passa direttamente dai campi di coltivazione alle tazze dei giapponesi! Colazione, pranzo, merenda e cena sono i momenti in cui lo bevono. Sì, avete capito bene; bevono il tè caldo durante il pasto. Se si pranza in un ristorante tipico giapponese, a tavola verrà portata una tazza di tè caldo a testa. Come per noi l’acqua per loro è il tè. Devo dirvi che è un’abitudine piacevole, primo perchè così si beve meno durante il pasto, (solo una tazza di liquido e non ci si gonfia con l’acqua gasata), secondo perchè caldo facilita la digestione e in terzo luogo perchè fa bene e aiuta a smaltire più velocemente quello che si mangia!  (Furbi i nostri giapo! ) 🙂

5) La verdura scottata: la ciotola di cavolo scottato non manca mai! Solo saltato in padella, ancora croccante con un pizzico di salsa di soya è una delle verdure predilette dai giapponesi che anche in questo caso fanno il carico di antiossidanti! E poi cipolla, carote e bietole sono le altre preferite, sempre appena scottate, giusto da sentirle calde.

Ricette-di-cucina-giapponese

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Da quello che avete appena letto non è difficile comprendere la longevità e la bellezza di questo popolo! Usano alimenti semplici, evitano condimenti grassi, (non esiste olio,burro o maionese), non usano formaggi, mangiano poca carne e prediligono quella bianca, mangiano pasta (noodles) di grano saraceno, non usano alimenti raffinati o lievitati. La loro cucina è genuina e va ben oltre il semplice nutrirsi, ma come da loro cultura millenaria, usano il cibo per stare in salute. Il pasto è un rito e lo gustano con piacere e dedizione. Certo, nelle grandi città vedi giapponesi sfrecciare per le strade con la vaschetta di sushi in mano, o di riso saltato alle verdure, magari mangiano pranzo in metro o sul treno per correre al lavoro, ma vi assicuro che quando possono sedersi e assaporarsi un buon pasto tranquilli, è un piacere fermarsi e osservarli!

 

 

 

“NON ESISTE PREVENZIONE CONTRO IL CANCRO?”… …”COL CAVOLO!” ;)

indexE’ iniziata la stagione delle Crucifere, (cavolo, cavolfiore, verza, cavoli di Bruxelles, broccoli, cavolo nero, ravanello, rapa, rafano, rucola, senape, ecc..), ortaggi saporiti e pieni di propietà salutari per la salute. Effettivamente, tra tutti gli ortaggi commestibili, le crucifere sono probabilmente quelle che contengono la più grande varietà di molecole fitochimiche con proprietà antitumorali. L’attività antitumorale è dimostrata attiva contro il neuroblastoma (un tumore maligno embrionario caratteristico del bambino) nei carcinomi della mammella, del colon e della prostata.
Ovviamente quando parliamo di alimentazione, parliamo di prevenzione e mantenimento del benessere, e non di cura della malattia già coclamata, ma d’altronde,  non possiamo che considerare la prevenzione una delle miglior cure per la nostra salute! 🙂
Oltre a numerosi polifenoli presenti anche in altri alimenti protettivi, le Crucifere contengono un’elevata concentrazione di sostanze chiamate glucosinolati.
Queste sostanze sono responsabili dell’odore pungente e del sapore piccante di alcune delle piante che li contengono.
Se in natura i glucosinolati scoraggiano l’aggressione della pianta da parte di insetti ed erbivori, nell’uomo sembrano esplicare la medesima attività nei confronti delle cellule tumorali, in quanto inibiscono alcune fasi della carcinogenesi ed inducono l’apopotosi di numerose linee cellulari, per questo sono fra gli ortaggi con più spiccate proprietà antitumorali.
Contrariamente alla maggior parte delle sostanze fitochimiche, importanza dei glucosinolati nella prevenzione del cancro attraverso l’alimentazione non è direttamente legata a queste molecole, ma alla loro capacità di liberare dua classi di sostanze che possiedono una forte attività antitumorale, gli isotiocianati e gli indoli. Durante la masticazione, le cellule della pianta vengono frantumate, in modo che tutti gli scomparti presenti nelle cellule, normalmente separati, si mescolino tra loro. In seguito alla frantumazione infatti, l’enzima mirosinasi viene liberato dai vacuoli cellulari, in questo modo, la gluconofenina (principale isotiocianato), viene immediatamente trasformato dalla mirosina in sulforafano, una potente molecole antitumorale.
In altre parole, le molecole antitumorali delle crucifere sono presenti allo stadio latente negli ortaggi originali, e vengono trasformate in sostanze antitumorali attive durante la masticazione. A causa della complessità di questo meccanismo, vanno tenuti in considerazione altri fattori per aumentare al massimo l’assorbimento di queste importanti sostanze. In primo luogo, è importante considerare che i glucosinolati sono idrosolubili: la bollitura quindi dovrebbe essere evitata. In secondo luogo, l’enzima mirosina è molto sensibile al calore, (non a caso l’odore dei cavoli diviene tanto più intenso quanto più prolungata è la cottura, indice della liberazione dello zolfo), questo, giustifica l’impiego di tali alimenti sempre freschi/crudi o al massimo sottoposti ad una delicata cottura al vapore.
Per garantire la maggior quantità di molecole antitumorali apportate dalle crucifere e per renderle più appetibili, è consigliabile quindi stufarle rapidamente oppure saltarle in padella.

Gnam gnam, mi viene la quolina in bocca!! 🙂
Stasera crauti per tutti!

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Avvertenze:
L’elevata concentrazione di isotiocianati in alcune verdure gli ha valso la qualifica di alimenti “gozzigeni”; in effetti, tali sostanze inibiscono l’incorporazione dello iodio e la formazione di tiroxina, rallentando la funzionalità tiroidea. Quindi se il consumo di iodio nella dieta non è equilibrato, e si hanno problemi tiroidei, assumere non più di 2 volte a settimana.

 

10 OTTOBRE: GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OBESITA’

fame-nervosaTornata dal viaggio di nozze, vi scrivo subito di un argomento che mi sta a cuore:

Ieri 10 Ottobre, era la GIORNATA CONTRO L’OBESITA’ NEL MONDO, una delle malettie che sta provocando la maggior parte di morti ogni anno, a causa della malattie cardiovascolari che porta, in particolare nei paesi occidentali e industrializzati.

Come si può pensare di ammalarsi per il cibo?
Come si può pensare di mettere a rischio la propria vita o quella dei nostri cari (vedi i bambini che sono in netto aumento), per soddisfare il nostro palato e in particolare le nostre mancanze?
Ogni volta che si apre il frigo per stuzzicare qualcosa, ogni volta che si scarta una tavoletta di cioccolato e che si sgranocchia un pacchetto di patatine, bisogna chiedersi, quella che ho è davvero fame o solo insoddisfazione riguardo a ciò che sto facendo o a cosa mi circonda? Forse sono annoiata/o o insoddisfatta/o della mia giornata, della mia carriera, della mia relazione, della mia vita? Rispondere sinceramente a questa domanda è difficile, ma se ci riuscite, non solo troverete il benessere fisico e alimentare, bensì quello mentale, impegnandovi a cambiare quell’aspetto della vostra esistenza che non vi soddisfa, che vi porta al “vizio del cibo”. Si, perchè il cibo è un vizio, c’è chi fuma e c’è chi si abbuffa, poi ci sono anche coloro che fanno entrambe le cose, e che quindi si trovano in una situazione mentale peggiore degli altri…ma ricordatevi che come in tutte le cose, siamo noi i padroni di noi stessi, solo noi con le nostre scelte possiamo assicurarci il benessere e la serenità, in primis essendo sinceri con noi stessi.
Non nascondiamoci dietro alla scusa dei caratteri genetici, certamente è dimostrato che ci sono persone più predisposte di altre ad ingrassare, ma se si mangia poco e sano questo è impossibile! Se si è soddifatti della propira vita, se si hanno degli hobby, delle passioni, se si ama uno sport o un’attività, se si dedica qualche ora durante la settimana alla cura di ciò che ci piace, alla cura della nostra persona, a passeggiare nella natura, ecc..non si sentirà il bisogno di sopperire alle nostre mancanze con una tavoletta di cioccolato e questo ve lo assicuro; come vi assicuro che pur essendo “geneticamente predisposti” ad ingrasare, se la propria alimentazione è equilibrata alle esigenze dell’organismo, e si ha cura del proprio fisico e della propria salute difficilmente si potrà ingrassare!

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Quindi oggi vi dico:

IL CIBO è UN VELENO, ABBIATE CURA DELLA PROPRIA SALUTE E DI QUELLA DEI VOSTRI FIGLI, NON VIVETE PER MANGIARE MA MANGIATE PER VIVERE E…. VIVRETE INTENSAMENTE!

Buon weekend a tutti! 🙂