IL PROGRAMMA DI MARZO: ecco come arrivare alla primavera.

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Desktop19Con il primo di Marzo, inizia il cammino verso la primavera..Marzo in natura è il mese del cambiamento, della fioritura, della rinascita. Il 1° Marzo sarà caratterizzato anche dal novilunio, che rappresenta quindi il momento migliore per seguire cure disintossicanti e utili per arrivare alla stagione nuova leggeri e rinnovati. Con la luna crescente, fino al giorno 16 che vedrà invece il plenilunio, ci potrà essere un po’ di stanchezza, poca voglia di fare, poca forza nell’affrontare le giornate; questo perchè ci stiamo trascinando tutte le scorie e lo stress del clima invernale, ma niente paura basterà alleggerire un po’ l’alimentazione, seguire qualche piccolo accorgimento e vivere meglio la natura e il sole per sentirsi già meglio. Nel momento in cui infatti si festeggia il ritorno alla primavera, l’altro momento eclatante e positivo è sicuramente l’aumento progressivo delle ore di luce. Oltre al clima più mite infatti, la primavere vede l’aumento della luce, del sole che aiuta la natura a sbocciare regalando respiro alle cellule, ad organi e tessuti, ma non solo, gli animali escono dal letargo, corolle e germogli si aprono, è come se tutto attorno a noi si svegliasse: è qui che noi dobbiamo cogliere l’attimo. Dobbiamo sfruttare lo slancio vitale che la natura ci regala e trasformarlo in carburante per il nostro organismo reduce dai mesi di freddo e di buio.Come prima cosa da fare quindi, tutti i giorni dobbiamo esporci alla luce solare, facendo una passeggiata, qualche attività in giardino o balcone per almeno 20/30 minuti, così da aiutare il fisico a produrre endorfine, ritrovare l’energia e produrre vitamina D per le nostre ossa messe a dura prova dall’umidità invernale. In seguito, dovremo seguire qualche piccolo accorgimento per tutto il mese di Marzo, in modo da non trovarci impreparati ad affrontare la primavera nei mesi successivi. Il programma di Marzo sarà quindi un programma di rinforzamento e disintossicazione.

RINFORZAMENTO

Per tutto il mese useremo il manganese, sotto forma di fiala (oligoelemento), da assumenre a giorni alterni tutte le mattine a digiuno. Questo oligoelemento, rappresenta il cambiamento per eccellenza e serve per rinforzare l’organismo. Viene infatti consigliato nei cambiamenti stagionali come l’autunno (associato anche al rame) e la primavera, anche come prevenzione della rinite allergica. Il manganese è protagonista di tantissimi processi metabolici nel nostro organismo, dal metabolismo degli zuccheri a quello dei grassi, fino alla produzione di proteine o all’assorbimento del ferro. Tutto questo può farvi comprendere il perchè si ritiene che il manganese possa essere un oligoelemnto necessario nei cambiamenti di stagione, proprio quando di solito il fisico ha piu bisogno di supporto. Il manganese è presente in piccole dosi nelle ossa, nell’ipofisi, nel pancreas, nella mucosa intestinale, nel fegato e in altri tessuti. Solo piccole quantità vengono immagazzinate in una sola volta con dosi massime che vanno dai 10 ai 20 mg.
Tra gli alimenti più ricchi di manganese ricordiamo i cereali integrali, l’avocado, le alghe, il tuorlo d’uovo, la frutta secca, i semi, i legumi, i mirtilli, l’ananas, gli spinaci, i piselli secchi e le verdure verdi. Il contenuto varia in relazione alla quantità di minerale presente nel suolo. Tuttavia, nonostante la natura ne sia ricca, nel mese di Marzo un’integrazione è consigliata.

DISINTOSSICAZIONE

Il programma di disintossicazione prevede la pulizia dell’intestino. Puliamo l’intestino con l’ausilio di fermenti lattici vivi, fibre e prodotti specifici. L’intestino affaticato dall’alimentazione ricca e pesante della stagione invernale, ha bisogno di essere pulito al meglio, è bene utilizzare fermenti lattici vivi adatti e sostanze che aiutino il transito e leghino a sè le scorie accumulate tra i villi intestinali, pulendo in profondità il nostro “secondo cervello”. Ricordatevi sempre, a me hanno insegnato: avere una pancia sana significa essere sani!

Gli alleati del nostro progetto di disintossicazione intestinale saranno:

1) ENTEROSGEL per la prima settimana del mese. (Non più di 7/8 giorni) Con questo prodotto, vi introduco per la prima volta il concetto di disintossicazione e drenaggio definito “WASH-OUT SELETTIVO”. Questo gel insapore, inodore e incolore, attua una vera e propria azione pulente dell’intestino, come la idrocolon terapia, preservando l’integrità della mucosa intestinale. Per attività meccanico-selettiva, trascina con sè agenti patogeni, metalli pesanti, endotossine ed esotossine batteriche, alcool etilico, tossine industriali, composti fenolici ed indolici, prodotti della degradazione delle proteine ecc. In questo modo non pulisce soltanto l’intestino, ma riduce il carico tossico di reni e fegato. Questo gel può essere assunto tale e quale con un cucchiaio seguito da abbondante acqua, oppure sciolto in un bicchiere e bevuto subito. Dopo l’assunzione si consiglia di bere parecchio, almeno 2 bicchieri di acqua colmi per aumentare l’efficacia pulente.

2) Dopo la pulizia è il momento di riequilibrare le funzionalità intestinali, con l’utilizzo di COSTRO NONI. Il Colostro Noni è un integratore in bustine orosolubili con azione sul riequilibrio dei sistemi idrosalini intestinali, stimolazione delle funzioni enzimatiche e del sistema immunitario e azione trofica sulla mucosa intestinale. Costituito da anticorpi (IgA, IgG, IgM), proteine (lattoferina), amminoacidi, vitamine (A, C, E, D, gruppo B, Coenz.Q10) e minerali (zinco, selenio e rame), riequilibra la funzionalità intestinale proteggendo l’intero organismo. Assumetelo 1 bustina 2 volte a giorno, prima dei pasti per 12 gg (una confezione). Sciogliendo la bustina direttamente in bocca senza acqua.

3) A questo punto siamo alla ultima fase del nostro programma di Marzo. In questa fase lo scopo sarà riequilibrare l’ecosistema della flora intestinale buona, con un azione probiotica potenziata, attraverso l’utilizzo di PROFLORA, dopo le attività di pulizia e integrazione che abbiamo effettuato fino ad ora. (Ci troveremo più o meno intorno al giorno 20° di Marzo.) Proflora è un integratore simbiotico (cioè pre & pro-biotico) caratterizzato da sei ceppi selezionati di fermenti, per un’azione completa sull’intetstino. Ognuna delle sei differenti specie microbiotiche presenti, appartiene sia al genere Bifidobacterium che a quello Lactobacillus. Entrambe sono “gastroprotette” e sinergiche per ottenere la massima efficacia nella colonizzazione dei diversi segmenti intestinali. Questa azione si protrae nel tempo grazie all’elevata capacità adesiva dei ceppi alla mucosa intestinale, inoltre la presenza dei frutto-oligosaccaridi a catena corta oltre a stimolare selettivamente la crescita dei ceppi presenti nell’integratore, hanno un ruolo positivo nel metabolismo di carboidrati e dei lipidi, migliorando la funzionalità della mucosa intestinale e aumentandone l’effetto “barriera” verso i patogeni. L’assunzione è di una sola busta al giorno e deve avvenire mezz’ora prima del pasto, sciogliendo una bustina in mezzo bicchiere d’acqua e bevendo a temperatura ambiente. Il ciclo sarà di 10 gg. (1 confezione piccola)

Che dire…siete pronti per iniziare? Da domani inizia il programma di Marzo! Sperando che con Marzo arrivi anche il sole e la bella stagione, visto che dalla mia finestra oggi ho visto solo pioggia! =_=”

Fate tutto bene…sono certa che troverete degli ottimi risultati. 🙂

PS: ENTEROSGEL è un prodotto speciale! Particolarmente indicato per esempio per chi mangia sushi, che purtroppo un po’ per l’inquinalmento dei mari, un po’ per la pulizia che spesso lascia a desiderare, può venire a contatto facilmente con metalli pesanti o tossine. Da effettuare come cicli di 10gg al mese 6 volte l’anno, cioè ogni 2 mesi.

Le informazioni qui sopra riportate, non sono consigli medici ma hanno il solo scopo di illustrare possibili integrazioni nutrizionali di tipo non terapeutico bensì salutistico e pertato non sostituiscono il parere di un medico.

Il prodotti citati in questo articolo sono stati recensiti a scopo valutativo. Non sono stata pagata da nessuno per scriverne una recensione e quelle espresse sono le mie sincere ed oneste opinioni personali e professionali, libere da condizionamenti. 

 

ESTRAZIONE & CARATTERISTICHE DEGLI OLII ESSENZIALI

distillazione-acqua-profumataGli olii essenziali a differenza di ciò che si può pensare, pur essendo sostanze grasse, oggi non vengono estratti attraverso l’uso di sostanze lipofile. Un tempo, presso le popolazioni antiche, come Egizi, Greci e Romani, gli o.e. venivano estratti attraverso il grasso animale. Questo veniva spalmato su apposite lastre e su di esso venivano appoggiati petali di fiori, foglie, legni e tutte le parti di pianta che, appasendo, impregnavano il grasso della loro essenza. Il grasso veniva poi raccolto e utilizzato puro, direttamente come unguento curativo opure, si recuperava solo l’essenza separandola dal grasso con sostanze solventi. Oggi si conosce la principale proprietà degli olii essenziali che è quella di essere volatili, chi più, chi meno, per questo motivo esistono tre differenti metodi di estrazioni ma tuttavia, quello ancora più utilizzato e prediletto è la distillazione in corrente di vapore.

1) DISTILLAZIONE IN CORRENTE DI VAPORE

Questo metodo di estrazione è di gran lunga il più utilizzato, soprattutto per quelle piante che hanno alto indice di volatilità. (Dopo vedremo di cosa si tratta). In questo tipo di estrazione vengono utilizzati dei distillatori, dal funzinamento direi semplice ed intuitivo. La parte vegetale da trattare viene posta in un cestello a griglie, attrraverso il quale passerà il vapore prodotto dall’acqua che viene fatta bollire nel contenitore al di sotto della griglia. Il vapore, passando attraverso estrae e trasporta con sè nell’altro contenitore l’essenza, passando attraverso una serpentina a sua voltacontenuta in uno spazio refrigerante. L’abbassamento della temperatura nella serpentina porta il vapore ad essere acqua ed olio che non essendo miscelabili scendono in un contenitore, ma rimangono divisi. (L’olio galleggia sull’acqua.) A questo punto, partono da questo contenitore due rubinetti separati, uno per far fluire l’acqua e l’altro per estrarre gli olii essenziali. Se osservate l’immagine che ho voluto usare per questo articolo il meccanismo risulterà ancora più chiaro. 🙂 Va ricordato inoltre che l’acqua ottenuta dalla distillazione, non vien buttata, in quanto contiene tutte le sostanze idrofile presenti nella pianta. Viene quindi conservata e utilizzata come acqua aromatica.

2) SPREMITURA

Questo è un metodo dedicato soprattutto alle essenze estratte dagli agrumi (arancio, limone, bergamotto, cedro, madarino, pompelmo). Il meccanismo si esegue a freddo e non richiede l’utilizzo di solventi chimici. Si utilizza una pressa meccanica a freddo, sminuzzando e pressando la buccia con l’aggiunta di poca acqua. La mistura di acqua e olio Essenziale viene successivamente poi, separata in una centrifuga.

3) ESTRAZIONE CON SOLVENTI

Questo metodo di estrazione degli olii essenziali è quello diciamo più moderno, ma anche meno sicuro per l’utilizzo degli olii essenziali a scopo terapeutico, soprattutto se assunti per via orale. Infatti, alcuni solventi usati per l’estrazione potrebbero rimanere in piccole tracce nell’olio degradando quindi e modificando il suo grado di purezza. Il metodo prevede l’utilizzo di solventi molto volatili (etere, alcool), nei quali la pianta viene immersa a macerare. In seguito, la soluzione viene esposta ad evaporazione e si estrae l’olio. L’estrazione con i solventi i utilizza per estrarre gli olii essenziali dalle resine. Sono prodotti ottenuti da materiale resinoso naturale sottoposto ad estrazione alcolica. (Raramente a distillazione in vapore). I residui di solventi possono spiegare le allergie spesso derivante dell’uso topico di questi o.e. Abbiamo così i balsami (il Balsamo del Tolù, il Balsamo del Perù, il Benzoino), le resine (Lentisco, Ambra), le oleoresine (Balsamo di Copaiva, Trementina) e le gommoresine oleose (Incenso e Mirra).

Gli olii essenziali hanno caratteristiche chimico-fisiche ben precise, le più imporatnti da menzionare sono:

  • La volatilità: indica la velocità con cui gli olii essenziali evaporano se esposti all’aria ed è distinta in tre diversi livelli, chiamati toni. I toni superiori (o valori massimi) vanno da 1 a 14, vengono quindi persi nell’ambiente con più facilità e tra questi abbiamo per esempio l’eucalipto globuloso. I toni medi ( o valori medi) vanno da 15 a 60 e rappresentano la fetta più grande, di cui fanno parte la maggior parte delle essenze. La loro attività è soprattutto sulle funzioni organiche e sul metabolismo. Tra gli olii essenziali principali abbiamo, rosmarino, bergamotto, cipresso. In fine i toni base (o valori basso) vanno da 61 a 100, hanno un’azione importante a livello del SNC, principalmete di carattere sedativo ed appartengono a questa classe essenze estratte da fiori, resine e legni, come per esempio il sandalo, il geranio, la salvia, la cannella, la lavanda.
  • La solidificazione: è una proprietà imporatnte perchè indica la purezza dell’essenza. Le essenze pure infatti raggiungono uno stato quasi semisolido se poratate a basse temperature.
  • La densità: indica la viscosità e la compatezza dell’olio essenziale e può variare da 0,8 a 1,2 determinandola con un particolare strumento, chiamato densitometro. I valori di densità possono dare dei suggerimenti sulla composizione dell’olio in esame. Per esempio, se la percentali di idrocarburi o alcoli è alta la densità dell’olio sarà vicino al valore 1, mentre questo valore viene superato se nell’olio ci sono dei composti ossigenati.

NB: Ricordo quindi che la distillazione in corrente di vapore e la spremitura a freddo sono i due soli modi di estrazione degli Oli Essenziali compatibili con un utilizzo terapeutico.

ATTENZIONE A COME PULISCI

Detersivi-fai-da-teStamattina voglio parlarvi di un argomento un po’ delicato…la pulizia di casa e le sostanze dannose per noi e per l’ambiente che ci circonda, che putrotroppo sono contenute anche in grosse quantità nella maggior parte dei detersivi che utilizziamo in casa. Come per i detergenti che utilizziamo per il nostro corpo, come mani e capelli, anche i detersivi che usiamo in casa infatti, dovrebbero essere possibilmente “verdi”, così da poter stare tranquilli sul loro utilizzo, sia per la nostra salute e quella della nostra famiglia, che per l’ambiente; visto che ciò che usiamo finisce sempre nello scarico, nei fiumi, nel mare e nel suolo! Aver cura dell’igiene della propria casa è sicuramente un aspetto importante per garantire la salubrità degli ambienti in cui si vive. Tuttavia è anche vero che avere cura della salute però è ancora più importante! Purtroppo come ogni cosa infatti, noi consumatori pensiamo di essere tutelati, ma invece non è così. Esistono in commercio milioni di prodotti contenenti sostanze tossiche anche molto pericolose, con effetti collaterali che possono portare sul lungo periodo a sviluppare cancro, cecità, asma, dermatiti e altre condizioni mediche piuttosto critiche. Alcuni di questi ingredienti sono indicati in etichetta con il loro vero nome, altri, invece sono ancora più subdoli, perchè presenti sotto forma di “fragranza” o “aroma” come avevo precedentemente detto nell’articolo degli additivi alimentari. Ma vediamo un po’ di teoria….

I detersivi sono delle miscele chimiche composte di acqua, agenti che svolgono la funzione pulente vera e propria, profumo e conservanti. Sbiancano e smacchiano semplicemente “staccando” le molecole di sporco dai tessuti o dalle superfici lavabili, e lo fanno sfruttando le naturali interazioni tra cariche positive e negative create nell’acqua: per questo motivo sono suddivisi in cationici (carichi positivamente), anionici (carichi negativamente) o anfoteri (neutri, cioè privi di carica), e per questo la loro composizione dipende dal tipo di azione che devono svolgere. Poi esistono i detersivi a base di fosfati, che riducono la durezza dell’acqua (quantità di sali disciolti) e quindi consentono una migliore sospensione della sporcizia, impedendole di tornare sulle superfici o tra le trame dei tessuti una volta “lavati”. Conoscere il modo in cui agisce il detersivo ci fa comprendere perché la sua presenza in natura è così distruttiva per gli ecosistemi, soprattutto per quelli marini. Queste sostanze una volta versate negli scarichi giungono ai fiumi e al mare e immediatamente riducono l’indice d’ossigeno presente sopratutto, rendendo inattiva la capacità delle acque di ri-ossigenarsi. Questa conseguenza è tanto pericolosa, quanto crudele per gli esseri viventi marini che praticamente muoiono perchè non riescono più a respirare adeguatamente. Questo evento diventa altrettando dannoso per la nostra salute se pensiamo che noi quei pesce lo mangiamo, finisce sulle nostre tavole, nel corpo dei nostri figli e neanche ce ne accorgiamo! In sostanza gli effetti tossici dei detersivi ci ritornano indietro, sotto altre forme. Che fare dunque? Innanzi tutto riconoscere le sostanze più tossiche per noi e l’ambiente ed evitarle! L’EWG (Environmental Working Group) statunitense ha realizzato una vera e propria lista (una specie di galleria dei peggiori), per classificare i prodotti utilizzati per l’igiene della casa in base agli effetti e i danni che possono procurare alla salute. Alcuni di questi non sono utilizzati nel nostro paese, altri sì. Ecco l’elenco delle sostanze incriminate:

  • B2BUTOSSIETANOLO:  Si tratta di un solvente organico. Nel registro della Commissione europea è classificato come “pericoloso” per inalazione per contatto e per ingestione, irritante per occhi, pelle e polmoni. Il National Library of Medicine HazMap dichiara che è tossico per il sistema riproduttivo. In totale il livello di tossicità è classificato per l’Ewg come medio/alto. (Di pericolosità simile sono anche altre sostanze della stessa famiglia, quella degli eteri glicolici).
  • ALCHILFENOLI ETOSSILATI: Sono tensioattivi non ionici. Intervengono sul sistema ormonale degli esseri viventi (è provato l’effetto della femminilizzazione dei pesci), anche se sono ancora poco chiari i rischi per l’uomo. La direttiva 2003/53/CE ne ha limitato l’uso nei prodotti chimici, nei detergenti e negli altri formulati. In Italia sono banditi dal 1995 nei detergenti per uso domestico.
  • ETANOLAMMINE: Queste sostanze sono stabilizzatori del ph. Nell’Ue sono ammesse nei prodotti a bassissime dosi. Sono molto tossiche per la pelle e per il sistema respiratorio e sono collegate all’insorgenza di asma. Mono-, di-, e trietanolammine sono quelle da tenere maggiormente sotto controllo, secondo l’Ewg. L’etanolammina presenta un rischio globale (sempre secondo l’Ewg), che va da medio ad alto, a seconda dell’utilizzo.
  • FRAGRANZE E PROFUMI PER AMBIENTI (GLADE): Sembrano innocue, ma non lo sono affatto. Oltre al fatto che possono contenere muschi sintetici (potenti interferenti endocrini), le fragranze sono tra le cinque famiglie di sostanze maggiormente allergizzanti al mondo.
  • COMPOSTI AMMONICI QUATERNARI: Sono composti antibatterici che hanno un’azione detergente. Associati all’insorgenza di asma, estremamente tossici se ingeriti, hanno effetti negativi anche a basse dosi. Inoltre un uso eccessivo di questi composti può provocare l’insorgenza di batteri più resistenti.

«Tenere la casa pulita non dovrebbe mettere la famiglia a rischio – ha detto Rebecca Sutton, ricercatrice dell’Ewg – Pochi prodotti detergenti (solo il 7%), riportano indicazioni chiare circa gli ingredienti tossici che contengono e che possono provocare problemi di salute. La buona notizia, però, è che ci sono molti prodotti che puliscono bene senza l’uso di sostanze pericolose».

Tra le sostanze naturali infatti, ne esistono di davvero efficaci! Sicuramente le due più utilizzabili e a portata di tutti sono l’aceto bianco e il bicarbonato!

1) L’aceto bianco è un ottimo agente sgrassante, anticalcare e antibatterico. Per di più è economico, atossico ed ecologico. L’unico svantaggio è l’odore che sprigiona durante il suo utilizzo, che però, sparisce con l’evaporazione. In cucina è ottimo! Cucinando, talvolta capita di bruciare il fondo della pentola. Riempiamola allora con circa due centimetri di aceto e mettiamola a bollire sul fuoco per tre-quattro minuti. I residui di bruciato dovrebbero già staccarsi così. In caso di incrostazioni persistenti si procede strofinando con una spugnetta. Per eliminare  invece odori ed eventuali blocchi nello scarico del lavello, prima di procedere ad uno spurgo di tipo meccanico, provate a scaldare dell’aceto senza farlo bollire e poi versatelo nello scarico.
Molti sono gli elettrodomestici che trarranno giovamento dall’aceto bianco. Si può usare nella lavastoviglie come brillantante, si può usare per eliminare gli odori dal frigorifero ed anche per togliere le incrostazioni di calcare dalla resistenza del bollitore. Usare l’aceto bianco per pulire mobili, vetri e pavimenti è un’altra mossa vincente! Un po’ di aceto diluito con acqua è un’ottimo detergente per i mobili, basterà inumidire un panno con una soluzione di aceto ed acqua tiepida e passare sulla superficie. Utile anche per la pulizia vetri e specchi senza lasciare aloni: preparate una miscela di aceto, acqua distillata tiepida e un po’ di sapone di marsiglia in scaglie e metterla in un contenitore spray. Spruzzate sui vetri e a asciugate con fogli di giornale. Anche i pavimenti di casa brilleranno se li laviamo con una soluzione di aceto diluito in acqua con l’aggiunta di qualche goccia di limone. Nel bagno è ottimo come anticalcare, potrete preparare uno spruzzino con acqua e aceto bianco da usare per la doccia..vedrete che risultati! 🙂

2) Il bicarbonato di sodio è invece ottimo sbiancante e igenizzante come molti di voi già sapranno! Per avere dell’argenteria brillante più che mai, passate con un panno umido sul vostro oggetto un’emulsione di tre parti di bicarbonato ed una parte d’acqua, volendo potete usare anche il bicarbonato da solo, risciacquate con acqua tiepida ed asciugate per bene. Contro i cattivi odori in frigorifero dove è frequente la formazione di odori forti dai cibi (formaggio, cipolla ecc..), ponendo dentro al frigo una ciotolina con circa 200 g di bicarbonato da cambiare di tanto in tanto la puzza andrà via perchè il bicarbonato è adsorbente. Se volete invece profumare il frigo, basterà mettere qualche goccia di un olio essenziale puro e biologico, a vostro piacere dentro la ciotolina di bicarbonato ed il fresco profumo verrà rilasciato nel tempo. (Per il frigo sono ottime le fragranze agrumate di limone o arancio dolce). Mentre per una pulizia periodica delle pareti interne del frigorifero servitevi di una soluzione composta da 4 cucchiai di bicarbonato in un litro d’acqua. A beneficiare del bicarbonato di sodio saranno anche i vostri amici animali, spargendolo sul fondo della gabbietta o della lettiera si previene il formarsi di cattivi odori. Io lo uso abitualmente per la lettiera della mia gattina, e devo dire che funziona benissimo! In fine sarà ottimo alleato dei vostri abiti e tessuti che verranno così disinfettati e privati dei cattivi odori. Potrete aggiungerlo direttamente sugli abiti dentro la lavatrice. Per igienizzare le fodere dei cuscini e dei divani invece potete spargere la polvere di bicarbonato, dopo 20 minuti si aspirate con cura con l’aspirapolvere.

Per chi non avesse tempo o voglia di usare i rimedi della nonna, esistono tuttavia anche una serie di prodotti definiti ecologici e biodegradabili, che si acquistano in negozi specifici e che potrete utilizzare se preferite avere un prodotto già pronto. Sono sempre da preferire quelli a base di olii essenziali e che abbiano ben scritto sopra che sono biodegradabili ed ecologici! Come dico sempre attenti all’INCI, infatti tra i detergenti che vantano la naturalezza abbiamo per esempio la ditta BIORO’ di detergenti (dicono) formulati esclusivamente con tensioattivi di origine vegetale, i quali vantano il non utilizzo di ingredienti di origine animale e materie prime di altissima efficacia che soddisfano al meglio la specifica funzione di ogni prodotto. Non contengono infatti SLES, EDTA, parabeni, sbiancanti ottici, fosfati, coloranti e non sono testati su animali. Tuttavia contengono tante altre cose dannose!! Devo dire infatti a malincuore che studiando nel particolare l’INCI di alcuni detergenti, qualche pallino rosso l’ho trovato! Come per esempio il methyl ethere e l’ethanolammine!!:( Ma non scoraggiamoci ci sono anche prodotti “più verdi”, come quelli della linea OFFICINA NATURAE, che hanno come scelta quella di NON utilizzare: sbiancanti ottici, coloranti, addensanti, perlanti e/o sostanze di sintesi con azione tossica o nociva. Aderiscono allo standard “Non testato su animali” e non utilizzano o commissionano test su animali per sperimentare o sviluppare i loro prodotti e relativi ingredienti. Le formulazioni dei detersivi ecologici sono innovative, come conservanti sono stati utilizzati esclusivamente alcool etilico ed acqua ossigenata in modo da associare un’azione igienizzante, antibatterica e conservante ed, effettivamente analizzando gli ingredienti si può essere soddisfatti! Infine posso menzionarvi anche la linea VERDEVERO, i quali prodotti sono biologici, controllati in laboratorio riguardo al loro contenuto di metalli pesanti come Cromo, Cobalto e Nichel, che introdotti nell’ecosistema entrerebbero a far parte della catena alimentare, con gravi danni per tutti gli organismi viventi. Sono ottenuti da sostanze rigorosamente di origine naturale che provocano il minimo impatto ambientale in ogni fase della loro vita. Dalle materie prime, reperite il più vicino possibile alla zona di produzione, alle etichette nello stesso materiale del contenitore, fino alla fase di smaltimento: tutto in Verdevero.it è biodegradabile in tempi contenuti. La ditta presenta anche una serie di profumi biologici a diversi aromi, da poter utilizzare in diffusori, versando nel diffusore l’acqua alla quale si aggiungono circa 7gtt di olio verdevero, oppure nel bucato, versando direttamente nella vaschetta dell’ammorbidente una pipetta di profumo.

A voi la scelta..a volte basta solo documentarsi per cambiare le cose.
Abbiate cura di voi stessi, della vostra famiglia, dei vostri animali domestici che sul pavimento ci camminano a “zampette nude” e soprattutto dell’ambiente che ci circonda! Ricordatevi che tutto ci torna indietro..se inquiniamo i fiumi, i mari e i terreni sui nostri piatti arriveranno pesci, frutta e verdura inquinati! Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa, se tutti ci impegnamo possiamo fare la differenza! 🙂 Per chi proprio non può fare a meno di utilizzare i “detergenti chimici tradizionali”, quello che posso dirvi è di utilizzarne il meno possibile. Si tratta infatti di sostanze talmente tanto concentrate che ne basta veramente una goccia, ed il fatto di usarne di più non renderà la superficie più bella e più pulita, ma solo più velenosa per gli animali di casa, per i bambini e per i nostri piedi. Lo stesso vale per i vestiti che poi ci dovremo mettere addosso!

“Poiché tutti gli organismi discendono da un antenato comune, è corretto affermare che la biosfera nel suo complesso iniziò a pensare quando nacque l’umanità. Se le altre forme di vita sono il corpo, noi siamo la mente. Pertanto il nostro posto nella natura, considerato da una prospettiva etica, è riflettere sulla creazione e proteggere il pianeta.”

-Il biologo statunitense Edward Osborne Wilson-

l prodottI citatI in questo articolo sono stati recensiti a scopo valutativo. Non sono stata pagata da nessuno per scriverne una recensione e quelle espresse sono le mie sincere ed oneste opinioni personali, libere da condizionamenti.

La Borragine

fave-e-borragine1Vi starete chiedendo…”ma parlerà di quell’erbetta che in Liguria si usa per preparare i ravioli???” Ebbene sì..parlo proprio di quell’erbetta. 🙂 Apparte per i ravioli infatti, che sono buonissimi, la borragine vede il suo utilizzo anche come importante fitotarapico fin dai tempi antichi..Forse infatti molti di voi non lo sanno, ma è una pianta annuale anche molto abbondante in Italia, con il corpo ricoperto da folti peli bianchi e fiori blu penduncolati a forma di stella. Cresce frequentemente in Italia Centro-Meridionale lungo i margini delle strade e nei campi incolti..insomma è una pianta spontanea…tuttavia è possibile trovarla anche al Nord e se si vuole piantarla nel proprio orto! Le foglie di borragine hanno un sapore fresco e gradevole che ricorda il cetriolo ed è tra le piante selvatiche la più utilizzata in cucina, sia cotta in minestre o nei ravioli, che cruda per preparare fresche insalate. I boccioli fiorali possono essere utilizzati per colorare zuppe o insalate, oppure si possono congelare all’interno di cubetti di ghiaccio per dare una nota di colore a cocktail e bevande estive. Questa pianta possiede diverse proprietà salutari e la parte più utilizzata sono le foglie, che devono essere lavate accuratamente per eliminare la peluria (può essere irritante per la mucosa gastrica). I costituenti principali della Borragine sono i tannini, resine, acido palmitico, acido salicilico, calcio. Inoltre è ricca di mucillagine e questo le conferisce proprietà emollienti, antiflogistica, decongestionante, depurativa, tonica e diuretica. L’infuso di Borragine aiuta a combattere le malattie dell’apparato respiratorio, li stati influenzali, tosse e raffreddore. Inoltre, favorendo la sudorazione, è ottima nei casi di febbre. I risciacqui con l’infuso, sono ottimi in caso di infiammazione gengivale o in generale della bocca (afte), ma anche per spugnature in caso di eczema o piccole piaghe o ferite. Un altro impiego è la bollitura delle foglie, che possono poi essere applicate direttamente su eritemi, sfoghi di orticaria e punture d’insetto, per eliminare il prurito. Passata sul viso, con un batuffolo di cotone combatte punti neri e pelle lucida tonificando in profondità la pelle, soprattutto per i più giovani. I semi di Borragine sono ricchi di acido gamma linolenico (circa il 24%) appartenenti alla classe degli acidi Omega 3 e acido linoleico (circa il 38%) appartenenti alla classe degli acidi Omega 6. Le quantità di questi acidi sono tra le più alte del regno vegetale. Per questo esistono perle da prendere per bocca a base appunto di olio di borragine, utili per nutritre la pelle dall’interno, ma anche per tanti altri benefici come  la riduzione delle malattie cardiovascolari, il miglioramento della salute della pelle e delle unghie, riduzione dei sintomi associati all’artrite rumatoride ed alla sidrome premestruale, agli eczemi e alla psriasi, oltre ad una certa utilità nel controllo del colesterolo.

Il decotto di borragine:

Bollire la borragine in acqua fresca per circa 5 minuti, lasciare riposare per 15minuti e filtrare. Consumare due tazze al giorno per chi soffre di calcoli biliari. Per periodi che non superino i 20 gg di seguito.

Vino medicato:

Fare macerare per 8gg 50g di sommità fiorite di borragine in 1 litro di buon vino bianco. Agitare di volta in volta durante il periodo di macerazione, colare e filtrare con carta o garza. Conservate al fresco e bere un bicchierino da liquore al giorno, in soggetti allergici durante il periodo primaverile.

In cucina…

  • Zuppa di borragine

Preparata con 100g di borragine, 3 o 4 carote selvatiche, 1 cipolla, 1 patata, 1 porro, 4 rametti di levistico, olio extravergine di oliva, sale e pepe. Fare rosolare con l’olio la cipolla e il porro, quando è appassita aggiungere gli altri ingredineti, taglitati sottili, aggiungere acqua calda e far cuocere il tutto almeno 50minuti. Servire calda con parmigiano e crostini di pane nero.

  • Insalata di borragine

30 fiori freschi di borragine, insalata verde di stagione non amara, finocchi crudi e carote crude tagliate fini fini, un sedano fresco. Come condimento una salsa a base di limone spremuto, olio extravergine, mostarda, sale e pepe, tutto frullato per formare una cremina. Servire l’insalata in un piatto piano, disponendo bene le verdure sul piatto e coprendo con un po’ di salsa a piacere. Accompgnare l’insalata con croccanti gallette alla quinoa, o creackers di farro.

Lo sapevi che…

La borragine è una pianta che fornisce un nettare molto gradevole e molto ricercata dalle api che ricavano un miele con un aroma particolarmente gradevole. La Borragine non ha un significato “canonico” nel linguaggio dei fiori ma se vogliamo attribuirgliene unico sicuramente è quello delle contentezza e serenità. Queste affermazioni sono dettate dal fatto che nel corso dei secoli, a questa pianta è stato attribuito un significato di allegria e forza e ne sono testimonianza le numerose tradizioni che l’accompagnano. Gli antichi Celti erano soliti bere il vino con la borragine perchè dicevano che desse coraggio prima della battaglia.

Avvertenze:

La pianta di borragine contiene in piccola quantità di pirrolizidina (l’olio dei semi ne è privo), un alcaloide che può causare problemi al fegato se si usa in quantità esagerata in cucina o in decotti e infusi.

 

 

 

 

LA GRAVIDANZA: un momento importante.

pregnant-244662_640Il periodo della gravidanza è un periodo molto delicato nella vita della donna, si vede il proprio fisico cambiare, si realizza che dentro di sè sta crescendo una piccola creaturina e che ne si è responsabili. Si pensa continuamente a come sarà il nostro futuro e quello del nostro bambino e spesso e volentieri si è un po’ preoccupati riguardo al periodo che si sta per intraprendere, come affrontarlo per far sì che tutto vada per il meglio. Innanzi tutto vi dico: natura, natura, natura! Proprio perchè si è incinta, e quindi si sta compiendo il miracolo più importante che madre natura ci dona: ossia quello di generare un altro essere vivente oltre noi stessi, affidiamoci il più possibile ad essa. Chi ha la possibilità di stare un po’ fuori città, lontano dall’inquinamento e dallo stress lo faccia, anche solo nei weekend. Chi ama passeggiare prediliga luoghi verdi, come parchi o passeggiate lungo il mare. Chi ama il giardinaggio o ha il pollice verde, senza affaticarsi troppo si dedichi a un hobby che gli permetta di stare all’aperto, alla luce del sole, almeno quando il sole c’è, così da permettere anche alle nostre ossa di produrre vitamina D, che vedremo più avanti essere particolarmente utile nella gestazione. Non chiudersi in casa perchè la gravidanza NON è UNA MALATTIA! All’inizio lo sbalzo ormonale, può dare qualche tipico fastidio, potrete non aver tanta voglia di essere intraprendenti, l’umore sarà ballerino, avrete il fastidio agli odori e le noiose nausee gravidiche. Ma niente paura..è tutto sotto controllo..sono solo gli ormoni!:) Piuttosto, mi piacerebbe parlare di un’aspetto che ritengo fondamentale nella gravidanza: quello dell’alimentazione, e devo dire che anche qui la natura con tutti i nutrienti sani della frutta e della verdura ovvimente ci verrà incontro! La gravidanza è infatti un periodo di grandi emozioni e di importanti cambiamenti, da vivere con gioia, fiducia e serenità, certo; ma anche con una dieta bilanciata e attenta! Una volta, e non parlo del’700, ma solo di qualche generazione indietro alla nostra, all’epoca delle nostre nonne e  bis-nonne, si aveva l’idea contorta che siccome si era incinta, bisognava “mangiare per due”, così si precipitava in questa spirale di cibo per cui le giovani madri mangiavano in contunuazione senza porsi delle rinuncie e aumentando talvolta anche di 20kg dal peso di partenza! Quella del “mangiare doppio” è una leggenda! Oggi tutti i nutrizionisti, dietologi e ginecologi sanno che questo è sbagliato! Non è la quantità che conta bensì la QUALITA’del cibo! Purtroppo la diffusione di alimenti ipercalorici, industriali, ricchi di conservanti e di grassi, porta un consumo giornaliero di calorie eccessivo, che supera spesso le 3000 kcal e ciò determina incremento ponderale spropositato con alterazioni del metabolismo glico-lipidico e nei casi più importanti con ripercussioni negative sulla crescita fetale e sul parto stesso. Controllare il peso della donna in gravidanza è diventato quindi aspetto fondamentale per la ginecologa che monitorizza e segue scrupolosamente questo delicato momento della vita della donna. Durante la gestazione, ogni futura madre deve nutrirsi in modo tale da mantenere sè stessa in buona salute e consentire, nel contempo, ai tessuti fetali di formarsi e svilupparsi nella maniera migliore. L’alimentazione corretta rappresenta uno dei presupposti fondamentali per la normale evoluzione della gravidanza e il normale accrescimento del feto. Una donna non gravida normopeso e con normale attività fisica necessita di circa 2500 kcal al giorno. Nel primo trimestre di gravidanza le necessità caloriche ovviamente salgono a 2650 (+150kcal) e nel secondo e terzo trimestre a 2800 (+300kcal). L’incremento ponderale in un soggetto normopeso, nei nove mesi di gestazione dovrebbe essere intorno ai 12 Kg (1 kg nel primo trimestre, 4 a 20 settimane, 8 a 30 settimane).; se si è invece sovrappeso (BMI > 25) dovrà essere contenuto tra 7 e 11 Kg  e, nelle donne sottopeso (BMI < 20) è auspicabile un incremento di 14 – 15 Kg massimo. Bisogna prendere l’abitudine di pesarsi sempre sulla stessa bilancia, alla stessa ora del giorno, preferibilmente al mattino, a digiuno, dopo aver vuotato la vescica e possibilmente l’intestino. (Se si è regolari).

ATTENZIONE, MAI FARE DA SOLE! L’alimentazione in gravidanza deve essere affidata ad un nutrizionista, dietologo o dietista esperto che ci possa consigliare al meglio cosa è bene magiare e in quali quantità. Non si tratta infatti di dover seguire una dieta fai da te per non ingrassare, ma piutosto di seguire una sana alimentazione che permetta di assumere tutti i nutrienti necessari per il giusto sviluppo del feto, senza strafogarci o appesantirci eccessivamente!

Ma vediamo meglio e più nel dettaglio cosa è bene mangiare durante a gravidanza, cosa è meglio evitare e se ci possono essere degli integratori da assumere durante questo delicato periodo.

Possiamo dividere la gravidanza in 3 differenti periodi, (i tre trimestri), ognuno dei quali ha caratteristiche ed esigenze nutrizionali differenti.

1) PRIMO TRIMESTRE

Si tratta del periodo più delicato della gravidanza, quello caratterizzato da più, chiamiamole così “scocciature” di carettere prettamente ormonale. Come avevo accennato all’inizio, non è raro avere nausee mattutine, bruciore di stomaco, tensione al seno, sbalzi di umore. È colpa degli elevati livelli di ormoni che si riversano nel sangue: è importante ricordare che questi disturbi  sono transitori e fisiologici, e non bisogna deprimersi…passeranno! 🙂 Personalmente per la nausea mi sento di consigliare lo zenzero, da tenere fresco in frigo e sgranocchiare anche più volte al giorno. Prediligere tra gli alimenti quelli più secchi o astringenti, come pane, riso, patate, cercando di mangiare qualcosina anche più volte al giorno per evitare la perdita di peso tipica di questo periodo in giovani donne che soffrono di nausea e vomito. Durante il primo trimestre si sviluppano il cuore, la base della struttura cerebrale e gli arti del bambino. Per questo motivo apparte le nausee quando si può la dieta deve essere il più varia possibile, completa, equilibrata e deve includere l’integrazione con le vitamine e sostanze minerali, oligoelementi necessarie alla futura mamma, il cui fabbisogno spesso non può essere soddisfatto unicamente con la dieta (soprattutto di acido folico, selenio, calcio, zinco, fosforo, ferro, Vit C indispensabile per l’assorbimento di ferro e acido folico, Vit D, necessaria per l’assorbimento del calcio). Proprio per assicurarsi l’apporto necessario delle preziose sostanze che abbiamo appena visto, nel frigo e nella dispensa della futura mamma non devono mai mancare i vegetali che ne siano più ricchi, anche se non solo, naturalmente. Perciò, ecco i cibi “verdi” che dovrà prediligere, tenendo conto che ogni giorno dovrà consumarne 5 porzioni (considerando i tre pasti principali: colazione, pranzo e cena, più i due spuntini di metà mattina e metà pomeriggio):

  • Fagioli secchi
  • Piselli
  • Broccoli
  • Patate
  • Pomodori
  • Peperoni verdi e rossi
  • Lattuga
  • Fagiolini verdi
  • Lenticchie
  • Cipolle
  • Carote

Abbiate l’accortezza di renderle più assimilabili possibile unendole a condimenti o altri cibi ricchi di vitamina C (come il semplice succo di limone come condimento). Riguardo alla frutta fragole, agrumi, kiwi, frutti di bosco, mele, pere, pesche, albicocche, isomma un pò di tutto a seconda della stagione in modo tale che le vitamine non manchino. Ovvio che associati a una sana ed equilibrata dieta ci dovranno essere tutta una serie di integratori, che la ginecologa potrà consigliarvi per aumentare ulteriormente il fabbisogno di alcuni componenti fondamentali. (Potrebbero essere Multicentrum Materna, Gynefam, NatabenPiù, Gravidha e tanti altri..)

2) SECONDO TRIMESTRE

Questo è il periodo più piacevole della gravidanza, quello con meno complicazioni. Il senso di nausea si attenua, si recuperano le forze, la pancia si arrotonda e torna l’appetito…talvolta feroce! 😉 Durante questi tre mesi centrali il feto completa la sua formazione e ha bisogno di molti nutrienti, in particolare iodio, vitamina D e acidi grassi essenziali , indispensabili per lo sviluppo di occhi e cervello. Il calcio, importante per la trasmissione nervosa, la contrazione muscolare e la salute di denti e ossa. Sia calcio che vitD si possono trovare uova, latticini, burro e alcune verdure, come la verza, i broccoli, le cime di rapa, i cardi, la cipolla e gli spinaci, (cuocendo sempre tutto al vapore). Questo trimestre è il periodo della frutta secca e dei semi oleosi, i quali infatti sono alimenti preziosi in gravidanza per la ricchezza in sali minerali e in acidi grassi essenziali, prestando attenzione però al loro potere calorico, quindi senza esagerare. Si può aggiungere qualche cucchiaino di semi di lino o di girasole nelle insalate verdi, qualche noce e qualche mandorla nelle macedonie di frutta. Sono indicati soprattutto per le mamme vegetariane che a volte faticano a coprire il fabbisogno calorico totale. Durante questo periodo in cui il feto incomincia ad ingrandirsi e eventualmente schiacciando l’inetstino può modificarne la motilità portando alla stipsi. Questo inconveniente può essere facilmente eliminato avendo appunto una dieta ricca di fibre, sia della frutta e della verdura che dei cereali e dei legumi, importanti anche perchè fonte di proteine nobili.

3) ULTIMO TRIMESTRE

In questa ultima fase della gravidanza, il bambino ormai è completamente formato e comincia ad accumulare grassi preparandosi per il mondo esterno. Per questo sono indicati gli omega 3, per lo sviluppo del sangue e del sistema nervoso del bambino. Questi sono facilmente assimilabili da pesci come salmone, sgombro, aringhe, insieme a frutta secca, mandorle, semi di girasole, ortaggi a foglia verde. (Evitare pesci come tonno o spada perchè possono contenere tracce di mercurio) Per assicurare vitamina B12 al bambino, la quale  è indispensabile per la formazione della guaina protettiva dei nervi, bisogna mangiare invece con regolarità carne rossa e pollame, mentre per assumere vitamina K, fondamentale per la coagulazione del sangue, ci si deve rivolgere a broccoli, cavoli neri, spinaci, meloni, pane e pasta integrale. Per le mamma vegetariane o chi non adora la carne, la vitamina B12 è contenuta anche in uova e lattici, (cioè prodotti animali), tuttavia per evitare delle carenze è bene consulatare il ginecologo che consiglierà  un’integrazione dall’esterno.

Riguardo a ciò che invece è meglio non mangaire in gravidanza abbiamo:

  1. Carni e pesci crudi, (perché si rischia la toxoplasmosi a meno di non averla già fatta e dunque di possedere gli anticorpi) e la salmonellosi.
  2. Carni crude o parzialmente cotte conservate, perché si rischia la listeriosi .
  3. Pesce spada, tonno, anguilla, verdesca e gli altri tipi di pesce a più elevata concentrazione di mercurio.
  4. Uova crude e derivati (maionese, tiramisù, gelati artigianali, creme brûlé), perché si rischia la salmonellosi.
  5. Formaggi a crosta bianca, come brie, camembert e taleggio, perché si rischia la listeriosi e blu cheese (gorgonzola e roquefort), a meno che non vengano cotti a lungo.
  6. Alcol e caffeina.
  7. NO ai farmaci di alcun tipo: affidati all’omeopatia!

Ecco inoltre alcune indicazioni generali estratte dirattamente dal sito del Ministero della Salute  –(http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=110&area=Vivi_sano)-

  • Frazionare la dieta in 4-5 pasti suddivisi durante la giornata
  • Mangiare lentamente, l’ingestione d’aria può dare un senso di gonfiore addominale
  • Seguire una dieta quotidiana il più possibile varia e contenente tutti i principi nutritivi
  • Preferire alimenti freschi per mantenerne inalterato  il contenuto di vitamine e minerali
  • Preferibilmente evitare cibi precotti o conservati in scatola che, in genere, contengono additivi
  • Evitare i cibi di origine animale crudi o poco cotti e gli insaccati (obbligatorio per le gestanti che risultano non avere sviluppato immunità contro il toxoplasma)
  • Evitare il consumo di grassi animali (burro, lardo) e preferire l’olio extravergine d’oliva
  • Evitare le bevande alcoliche e limitare il consumo di caffè
  • Limitare il consumo di sale e comunque usare il sale iodato
  • Meglio evitare i legumi secchi che potrebbero favorire la comparsa di meteorismo e coliche addominali
  • Bere abbondantemente durante tutta la giornata (2 litri di acqua, preferibilmente oligominerale)
  • Non assumere aspartame o altri dolcificanti
  • Evitare caramelle, bevande zuccherate, pasticceria, cioccolato, cibi fritti, condimenti molto elaborati
  • Consumare latte e/o yogurt, preferibilmente  a ridotto contenuto di grassi
  • Ridurre al minimo il consumo di carboidrati raffinati (zucchero, dolci, gelati) preferendo modiche quantità di pasta, pane, patate
  • Preferire le carni magre tipo pollo, tacchino, manzo cucinate alla griglia o in forno o in umido
  • Preferire pesci tipo sogliola, merluzzo, nasello, trota, palombo, dentice, orata cucinati alla griglia o al cartoccio o al vapore o in umido. Evitare i pesci conservati sott’olio o in salamoia. Evitare il consumo di molluschi e crostacei
  • Consumare non più di 2 uova a settimana, cucinate alla coque o in camicia o  frittata cotta al forno o in padelle antiaderenti (quindi senza condimenti)
  • Preferire i formaggi freschi tipo mozzarella o ricotta o crescenza
  • Consumare ogni giorno verdura cotta o cruda (insalata, patate, zucchine, piselli, broccoli, carote,  pomodori, peperoni eccetera) e frutta preferibilmente di stagione (mele, banane, pere, pesche, albicocche, anguria, melone, uva, fragole, kiwi).

NB1: L’IGENE DELLA FRUTTA E DELLA VERDURA è FONDAMENTALE! Quando si parla di verdure da consumarsi in gravidanza, a meno che non intendiamo cuocere sempre i nostri ortaggi (in tal caso prediligete la cottura al vapore, che preserva meglio le qualità organolettiche dei cibi), è necessario che l’igiene sia accuratissima. Le verdure crude non lavate bene, infatti, possono nascondere il parassita della toxoplasmosi, patologia che non provoca danni alla madre ma che può pregiudicare la salute del feto. Per questo è necessario usare dei disinfettanti (come il bicarbonato di sodio), per lavare la verdura, avendo cura di lasciarla a mollo almeno almeno 20 minuti, e poi risciacquarla bene, prima di usarla per preparare insalate o altri piatti. Eventualmente alcuni ortaggi e la frutta andrebbero anche sbucciati, prima di essere consumati.

NB2: BISOGNA BERE TANTA ACQUA! Bere tanta acqua in gravidanza è importante poiché in questo modo si “purificano” i reni che durante la gravidanza potrebbero essere “appesantiti”, ma aiuta nel caso in cui la futura mamma ha qualche problema di regolarità intestinale (in particolare problemi di stipsi). Ma ancora bere molta acqua in gravidanza è importante per ridurre la ritenzione idrica che in gravidanza è maggiore (in altre parole il corpo di una donna incinta tende a trattenere una quantità d’acqua maggiore nei tessuti). Un altro motivo per cui è importante bere molta acqua in gravidanza è legato ad eventuali infezioni urinarie (ad esempio cistiti) che si potrebbero avere in gravidanza. Bevendo molto acqua, invece, riduciamo il rischio di queste infezioni urinarie in quanto facendo molta pipì eliminiamo eventuali germi che si insidiano nella vescica e ne impediamo la proliferazione. Altri motivi per cui bisogna bere mota acqua in gravidanza sono legati al fatto, ad esempio, che nel nostro corpo c’è circa un 20% di sangue in più (quello del bambino) e che quindi abbiamo bisogno di una quantità maggiore di liquidi; ma ancora, bevendo molta acqua andiamo a rendere più elastiche le pareti uterine e questo è importantissimo soprattutto durante il parto!

Bene, adesso qualche nozione ve lo data, come si fà lo sapete…andate e procreate! 🙂

Siamo un popolo di vecchi…vogliamo o no dare futuro al nostro paese? Non permettiamo alla società e ai problemi politico-economici di abbaterci e di condizionarci nelle scelte importanti come quelle di avere figli…ognuno è resposabile del proprio futuro e della propria felicità!

PS: Per la nascita e anche per il concepimento..affidatevi alla luna…lei non sbaglia mai!

Un bacio.

 

Introduzione all’AROMATERAPIA

aromaterapiaIl termine aromaterapia deriva dal francese aromatherapie e si tratta di un metodo di cura della salute e della bellezza basato sull’utilizzo degli olii essenziali, i quali possiamo definire come sostanze aromatiche che si trovano sotto forma di piccolissime gocce, all’interno delle foglie, dei fiori, persino del legno di alcune piante. Gli olii essenziali sono sostanze volatili che agiscono sul sistema olfdattivo e limbico, stimolando tutte le funzioni neurovegetative. L’uso degli olii essenziali e quindi dell’aromaterapia, ha origini antichissime. Gli Egizi li utilizzavano per il processo di mummificazione e come profumi, mentre negli antichi romani e greci erano importanti per la cura delle ferite, delle dermatiti, per i massaggi o per i famosi bagni aromatici caldo-tiepidi che venivano effettuati per purificarsi agi occhi degli dei, nonchè per trattamenti di bellezza. Nell’800 con l’avvento della medicina chimica gli olii essenziali sono stati messi da parte, per poter essere poi reintrodotti nel’900 da Renè Gattefosse che diede il nome a quella branca della fitoterapia che ne prevede l’utilizzo: l’aromaterapia appunto. Le proprietà degli olii essenziali derivano dalla numerosa quantità di oligoelementi e composti organici contenuti al loro interno. Il corpo è in grado di assumere queste preziose sostanze attraverso la pelle e attraverso l’olfatto, ossia le vie aeree. Anche l’assunzione per via orale è possibile, ma NON per tutti gli olii essenziali e benchè molti la sconsiglino, i veri aromaterapeuti sanno che invece questo è il metodo di assunzione più veloce e più efficace per sfruttare le proprietà degli olii essenziali.

NB: Gli olii essenziali che si utilizzano devo sempre e solo essere PURI e se possibile di origine BIOLOGICA.

Metodi di somministrazione:

1) Via orale:

Permette un buon assorbimento e dei buoni risultati terapeutici, tuttavia è sconsigliata a soggeTti particolarmente allergici, donne in gravidanza o bambini. Per tutti le altre categorie io personalmente la consiglio…l’importante è sempre non eccedere nelle dosi, che devono essere assolutamente controllate, (non più di 6gtt al dì distribuite in modo tale da assumere 2gttx3) e, diluirli sempre in basi idonee. Le migliori sono sicuramente il miele e la zolletta di zucchero, entrambi da far gliogliere lentamente in bocca. Sconsigliata assolutamente la diluizione in acqua dal momento che non essendo sostanze idrosolubili, in essa galleggerebbero!

2) Via aerea:

L’assunzione degli olii essenziali per inalazione è per lo più indicata per la cura delle affezioni delle vie repiratorie, ma secondo l’aromaterapia tradizionale può invece agire anche a livello del SNC, a seconda delle esigenze con attività stimolante o rilassante. (ovviamente dipende dall’olio che si utilizza) Per le vie respiratorie l’utilizzo può avvenire attraverso l’areosol (2gtt di olio essenziale nell’ampolla con acqua fisiologica), se si ha esigenza di trattare zone dell’apparato respiratorio più profonde, mentre attraverso i suffumigi (nella pentola di acqua calda con bicarbonato o sale grosso marino) se si devo trattare le alte vie respiratorie, in particolare in caso di raffreddore o sinusite.

3) Via cutanea:

Questa via si serve dell’utilizzo di olii vegetali che vengono usati come veicoli per quelli essenziali. I massaggi o le frizioni sono particolarmente utili in tutte quelle affezioni cutanee come cellulite, grasso o cedimento dei tessuti ed anche per patologie come dermatiti o psioriasi. A seconda degli olii essenziali utilizzati le frizioni risultano essere la scelta migliore per il trattamento di reumatismi, artrosi, rigidità muscolari ecc, insomma anche problematiche più profonde rispetto alla cute perchè gli olii vengono infatti assorbiti benissimo dalla pelle e riescono a raggiungere anche gli strati più profondi con ottimi risultati. (vedi canfora)

Esiste un altro tipo di somministrazione che è quella del bagno aromatico e che possiamo considerare un’insieme delle ultime due. Attraverso il bagno aromatico infatti, si assumono le essenze sia per via aerea che per via cutanea e si può effettuare quindi per diverse esigenze. Per sottoporsi ad un buon bagno aromatico, è necessario preparare i così detti sali aromatici, i quali si preparano versando in 500g di sale integrale marino 40gtt di olii essenziali a secponda dei casi, miscelare bene il tutto e lasciare riposare almeno 24h in recipiente ben chiuso. In questo modo, quando si vorrà fare un buon bagno aromatico, basterà prelevare due cucchiai dalla miscela e versarli nell’acqua del bagno appena prima di entrarvi. I bagni aromatici esistono di 3 differenti tipi:

  • Bagno aromatico caldo (40°C)

Bagno stimolante del sistema immunitario, è utile in caso di affezione delle vie respiratorie. Sconsigliato a chi ha la circolazione debole perchè porta a rottura di capillari e ipotensione.

  • Bagno aromatico tiepido (33°C)

Ideale come bagno rilassante e depurativo, magari da effettuare con due bicchieri di bicarbonato e con olii essenziali depurativi e rassodanti. Definito anche bagno di bellezza.

  • Bagno aromatico freddo (15°C)

Bagno utile come tonificante, agisce sulla circolazione arteriosa umentando la pressione. Consigliato in estate per coloro che soffrono di ipotensione, con l’utilizzo del rosmarino come olio essenziale.

Gli olii essenziali ovviamente devono essere assunti nei diversi momenti della giornata a seconda delle esigenze.  Al mattino a digiuno si assumono i diuretici e depurativi. Prima del pasto quelli rimineralizzanti e ricostituenti. Dopo i pasti principali i digestivi e gli antisettici intestinali. Prima di coricarsi quelli rilassanti del sistema nervoso centrale.

La prossima volta vi parlerò dei metodi di estrazione degli olii essenziali e dei loro principi attivi.

Vado a nanna! 😉

 

 

 

 

 

 

L’Eufrasia

eufrasia_1_4_1309307

Stasera ho deciso di parlarvi brevente di una pianta molto affascinante: l’Eufrasia.

Si tratta di una pianta annuale che può raggiungere fino ai 30metri di altezza. Le foglie sono di un grigio-verde ovali e dentate e i fiorellini di color bianco striato di violetto. Cresce nelle zone di prateria, fino ai 3000metri di altezza. La parte che si utilizza di solito e la parte aerea, tuttavia la droga si trova in tutta la pianta. La proprietà principale dell’eufrasia è sicuramente l’attività lenitiva che produce sugli occhi rossi ed infiammati. Può essere utilizzata sotto forma di bagni oculari o di collirio, sia per semplici infiammazioni oculari che vere e proprie congiuntiviti, in quanto possiede anche una spiccata attività antibatterica. Se utilizzata contro irritazioni causate da vento, freddo, allergia, eccessiva esposizione al sole, ha un’attività davvero immediata. Nel caso per esempio di gonfiore palpebrale, per via magari di un orzaiolo o di una infiammazione di altro tipo, se utilizzata come compresse di garza imbevute di tiepido infuso, riesce a produrre beneficio già dalle prime applicazioni. Si tiene in infuso la pianta per 30 minuti, in acqua bollente in pentola coperta. Si filtra e si aggiunge alla soluzione (di 1litro) un cucchiaio di sale marino integrale per rendere la soluzione isotonica con l’ambiente oculare. Quando la soluzione è tiepida, si imbeve una garza di cotone sterile e si lascia in impacco sull’occhio fino a 15minuti. L’utilizzo dell’infuso è di particolare importanza anche per la pulizia nasale…per esempio per effettuare lavaggi decongestionanti in caso di raffreddore o sinusite. Può essere utilizzata anche per effettuare caldi suffumigi o addirittura in aereosol per lenire le infiammazioni dell’apparato respiratorio. Assunta per via orale, l’eufrasia aiuta la digestione se assunta dopo i pasti principali. Inoltre possedendo attività antinfiammatoria è in grado di produrre beneficio all’apparato gastroenterico. Potrete per esempio preparare un vino medicato con 50g di pianta essicata (la parte aerea), la quale pianta verrà messa in infusione in mezzo litro di vino liquoroso, tipo marsala, scaldato precedentemente fino ad ebollizione. Si lascia coperto fino raffreddamento, si allunga con un altro po’ di vino, si filtra e si conserva in bottiglia di vetro. Si assume un bicchierino da liquore dopo i pasti principali.

Lo sapevi che..

L’etimologia della parola eufrasia deriva dal greco e significa ” benessere, piacere”. Si crede infatti fin dall’antichità che una sana allegria pervada chi utilizza questa pianta. (Non ha effetti alluconogeni o cose di questo tipo!!! ) ahahahh 🙂  Per gli antichi greci, era ritenuta pianta sacra, perchè in grado di ridonare salute agli occhi, considerati organo importantissimo del corpo umano.Il fiore della pianta infatti presenta al centro una macchia color violetto che (con molta fantasia), può ricordare l’iride dell’occhio umano.

 

Basta un poco di zucchero e la PILLOLA va giù!

tablets-193666_640 “BASTA UN POCO DI ZUCCHERO E LA PILLOLA VA’ GIU’..” Cantava così una famoso motivetto che ha accompagnato molti di noi nell’infanzia, facendoci sognare un mondo magico dove una tata un po’ particolare ci avrebbe fatto vivere momenti pazzeschi, fino al punto da farci piacere lo sciroppo per la tosse! ( per chi conoscesse la storia..”Punch al rum”) 🙂 Il significato della famosa frase di Mary Poppins era ovviamente una metafora, la pillola stava a rappresentare qualcosa che proprio non ci piace, di spiacevole o triste e lo zucchero, qualcosa di festoso e divertente che è in grado di farci superare ogni problema, mandando giù la così detta “pillolla amara”. …Il fatto è che oggi lo sciroppo per la tosse ci piace davvero, o meglio ci piace l’idea che prendendolo ogni nostro male  “magicamente sparisca” e di pillole ne buttiamo giù fin troppe..e non parlo solo di pillole metaforiche, bensì di veri e propri pilloloni che pensiamo essere necessari ma che in realtà ci fanno più male che bene! Parlando di numeri e di pareri di esperti, in media un italiano porta a casa ogni mese fino a 30 confezioni di farmaci. I prodotti OTC, ossia gli “over the caunter”, “sopra al bancone”, insomma quelli senza prescrizione ed accessibili direttamente dal paziente, rappresentano ben il 18% dei medicinali venduti, inoltre tra essi il 12% sono analgesici! Fatevi una domanda ben precisa: quante volte al mese trangugiate una pasticca di ibuprofene per silenziare un dolore mestruale o un mal di testa? Quante volte assumente un decongestionante per andare al lavoro senza il raffreddore? Vogliamo parlare della pillola per lo stomaco che brucia? Vino, caffè a bizzeffe, bibite gassate e chi più ne ha più ne metta…però nella borsa non manca mai la pillola dalla scatoletta gialla! Ma insomma, ci siete o ci fate? Mi spaice parlare di “voi” senza entrare a far parte del gruppo, ma io ne sono uscita veramente e quindi mi sento nella posizione di potervi fare la ramanzina. Un tempo non ero così saggia, anche io mi sparavo antidolorifici e farmaci di ogni tipo al primo sintomo di cedimento dell’organismo, poi ho studiato, mi sono documentata e ho smesso. Andando avanti meno ne prendevo, più stavo meglio, gli episodi dolorosi o influenzali erano sempre meno frequenti, tant’è che oggi, dopo circa 3 anni dalla laurea in farmacia, non ricordo l’ultima volta che mi sono ammalata o che ho avuto la necessità seria di prendere un farmaco. C’è da dire che la laurea in Famacia mi è servita a qualcosa: a non intossicarmi ed evitare che le persone che mi stanno accanto lo facciano..tant’è che ho convertito più di un amico all’uso della medicina “alternativa”. Mal di testa o dolori mestruali? Melissa, magnesio e passiflora. Raffreddore? Propoli per tutto l’inverno e Sabuco e rosa canina a necessità. Tosse? Tiglio, elicrisio e drosera. Palpitazioni e agitazione giornaliera? Biancospino e valeriana. Acidità di stomaco? Malva. Potrei andare avanti per tutta la pagina ad elencarvi i milioni di rimedi che la natura ci offre, senza alcun effetto collaterale e per ogni necessità, sia fitoterapici che omeopatici, per poi non parlare dell’alimentazione, ma preferisco andare avanti con il mio discorso. Da quando lavoro, mi sono accorta innanzi tutto che, se il fisico cede, non è forse meglio farlo cedere? E se bastasse solo un po’ di riposo? C’è l’esigenza e la tendenza a tappare e silenziare ogni spia di malessere fisico o mentale che sia, questo perchè nella nostra società vige un imperativo di efficenza perenne per cui essendo sempre più fragili e insicuri, nell’incertezza della precarietà in cui viviamo, non ci possiamo permettere un giorno di permesso o di malattia senza che ci assilli il senso di colpa verso il “dovere”. Ma non dovrebbe essere il nostro primo dovere proprio quello di prenderci cura di noi stessi o di aiutare gli altri a farlo? Ammonitemi se sbaglio.. Qualche volta per una semplice influenza basterebbero due giorni a letto, con qualche calda tisanina, miele, propoli e relax totale per farvi tornare come nuovi. Ma non abbiamo tempo..dobbiamo correre, su e giù per le scale delle metropolitane, avanti e indietro con pullman e quant’altro e giù pillole e giù bustine. E’ la società che ce lo impone: e se stessimo facendo il loro gioco? Il gioco di coloro che ci promettono la salute intossicandoci? Non siamo più nell’epoca in cui i rimedi chiamati “medicamenta” servivano davvero per curare le cause delle malattie, quando i medici erano anche chimici, farmacisti e scienziati. No, ora viviamo nella società del palliativo. Studiamo nelle facoltà monotematiche, dove un farmacista non sà cosa serve la tormetilla e ti dice di chiederlo all’erborista e, il gastroenterologo non sà curare una cefalea a grappolo perchè non sta nella parte del corpo che lui tratta. Siamo lasciati a noi stessi, è brutto da dire e purtroppo, spesso e volentieri prendiamo scelte sbagliate, assumendo farmaci per automatismo, senza verificare se c’è un’alternativa. Possiamo affidarci a poche e rare persone, da ritenere se vogliamo chiamarle così, “ancora vecchio stile” e io mi sento parte di esse, ma soprattutto dobbiamo documentarci sempre di più per poterci affidare con maggiore sicurezza a noi stessi senza far danni!

Questi miei pensieri non vogliono essere di offesa verso qualcuno,  ma piuttosto spero che possano diventare fonte di riflessione e di analisi personale per costruire nel nostro piccolo qualcosa di buono, almeno per noi stessi. Se ognuno di noi lo facesse, si sforzasse di andare un po’ di più in profondità delle cose, si sforzasse di avere un po’ più di pazienza, di dedicare maggior tempo alla propria salute, forse un giorno si potrebbe pensare di cambiare la società in cui viviamo. Probabilmente si tratta solo di un’utopia, chi lo sà…oggi è anche il mio compleanno e mi sento un po’ filosofa, un po’ più saggia di ieri.:) In ogni caso, per ora vi chiedo di avere più cura di voi stessi e dell’ambiente in cui viviamo, perchè la salute non ha prezzo, ma i farmaci purtroppo si! Ogni italiano spende fino a quasi 500 euro all’anno di farmaci! Non svuotate le vostre tasche per riempire quelle delle case farmaceutiche, quando è possibile cercate l’alternativa…per le vostre tasche e soprattutto per la vostra salute!

Buon weekend a tutti

 

 

 

TORTILLAS ESPANOLA :)

Tortilla de patatas vegana hecha con patatas cocidas(Immagine dal sito: gastronomiavegana.org)

Appena tornata da Madrid, non posso che preparare un post sull’alimento simbolo della cultura enogastronomica spagnola, un piatto popolarissimo e direi davvero sfizioso, la tortillas espanola. Qualcuno di voi si starà dicendo: “bè non sarà molto diversa dalla nostra frittata di patate”…ebbene se non l’avete ancora assaggiata vi assicuro che non è così, la differenza si sente eccome e io oggi vi svelerò qualche piccolo segreto per renderla davvero spagnola! La prima differenza più evidente è l’altezza, la vera tortillas deve essere molto spessa, questo requisito si può ottenere in due modi principalmente, il primo è quello di utilizzare parecchie uova, (di solito 6) e l’altra è quella di aggiungere un pizzico di mais di tapioca per renderla più soffice. Ovvio durante la preparazione è bene spumare le uova con il mixer per almeno 5 minuti, e aggiungere un pizzico di bicarbonato così da ottenerla davvero alta! La secoda particolarità è la consistenza. A differenza delle nostre frittate, la frittata spagnola viene servita molto umida, questo vuol dire che dobbiamo toglierla dal fuoco prima rispetto alle nostre abitudini, inoltre facendo la prova del coltello, il coltello non deve uscire pulito come al solito ma piuttosto sporco di impasto. Per questo motivo le uova devono essere davvero fresche! Ultimo requisito è quel sapore particolare, che non è solo di patate, tuttavia è di difficile individuazione. Il Sapore è dato da un misto di cipolla bianca e  polpa di zucchina, le quali non si devono sentire in modo distinto ma hanno solo il compito di conferire un sapore particolare ma poco definito al piatto, insomma senza coprire il sapore delle patate! La polpa di zucchina inoltre è un ingrediente che viene spesso aggiunto per rendere particolamente umido l’impasto, permette quindi di cuocerla un po’ di più senza che essa risulti secca.

Nonostante le uova, che certo, se mangiate in modo eccessivo possono favorire l’aumento di colesterolo, la tortillas espanola è un alimento sano, perchè ricco di fibre donate dalle verdure, le patate, le cipolle e le zucchine e, lo possiamo anche definire un’alimento completo che potrete accompagnare semplicemente a una fresca insalata di pomodoro o di verdure crude in generale.

  • Ricetta tradizionale:

Per preparare la tortilla è importante avere delle patate di qualità; quelle a pasta gialla sono perfette per essere stufate. Il tipo di cipolla non è importante, anche se di solito si usa quella bianca, e le zucchine quelle grandi con tanta polpa. Tagliate 1/5 kg di patate, una cipolla bianca e una zucchina oppotunamente sbucciata dalla parte verde e mettete a cuocere in padella intiaderente con olio extravergine di oliva e un po’ di acqua coperte fino a cottura. Una volta cotte le verdure, versatele dentro a un colino affinché perdano l’olio in eccesso, quindi lasciatele intiepidire per 15-20 minuti. Mixate le uova, un cucchiaio di amido di tapioca, un pizzico di bicarbonato e una punta di sale. Montato per bene l’impasto, unite le verdure mescolando il composto. Se è possibile, utilizzate due padelle di 20cm di quelle che si mettono una sopra l’altra perfettamente, in modo tale da non rovinare la frittata nel momento del rovescimento. In una padella, riscaldate un cucchiaio d’olio, poi versateci il composto ed abbassate la fiamma per cuocere la tortilla lentamente per 10 minuti. Staccate un po’ i bordi della tortilla dalla padella con l’aiuto di una forchetta, quindi coprite  la frittata con l’altra parte della pentola con la quale successivamente vi aiuterete per capovolgerla. A questo punto continuate la cottura a fiamma bassa per altri 10 minuti (dall’altro lato), poi adagiate la tortilla de patatas su un piatto da portata e servitela calda a fette o tiepida a quadratini per uno sfizioso antipasto.

  • Ricetta senza uova

Per chi non volesse usare le uova per svariati motivi, esiste una variante senza uova che potrà essere ugualmente sfiziosa e saporita. La preparazione delle verdure è uguale all’altra, al posto delle uova invece nel mixer faremo montare 90ml di latte di soya senza sapori, 75g di farina di ceci, 2cucchiai di amido di tapioca, 1cucchiaio di aceto di mele, 1/2 cucchiaino di sale, un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Facciamo andare nel mix per 5 minuti circa e poi uniamo alle verdure scolate. Il resto della preparazione sarà uguale..e anche il sapore non sarà molto diverso dalla versione originale! 🙂  Ho scelto la farina di ceci, perché dopo aver provato molte combinazioni con altre farine questa è quella che dà i risultati migliori . Rispetto ad altre farine è molto più tenera , soffice ma cremosa . Si tratta di una farina ricca di proteine​​, quindi sarà facile ottenere delle tortillas con una superficie dorata invitante, ed ha un colore giallo tipico di quella con le uova. Tuttavia se uno volesse rendere più acceso il colore della frittata, è possibile aggiungere all’impasto un pizzico di curcuma. La farina di ceci, trattiene l’umidità bene durante la cottura e la rende quindi ben compatta ma allo stesso tempo umida e soffice, oltretutto è molto nutriente ma priva di grassi, colesterolo o quant’altro.

A voi la scelta della ricetta che preferite a seconda delle vostre esigenze nutrizionali e scelte di vita…provate a preparare questo sfizioso piatto e fatemi sapere!

 

 

L’ARANCIA: PROPRIETA’ E GUSTO.

orange-164985_640Fresca e succosa l’arancia è il frutto dell’inverno per eccellenza! Ricca di sali minerali e vitamine (a cominciare dalla C, ma anche del gruppo B), molti acidi organici (tra i quali l’acido citrico) e fibre, è alleata della salute ma anche della linea.. Basti pensare che 100g di arance hanno solo 40kcal, l’80-90% della sua consistenza infatti è fornita dall’acqua, cui poi si aggiunge il fruttosio e tutte le altre sostanze nutritive. Il termine “agrumi” con il quale si classificano le arance, si riferisce al suo gusto acidulo o agre, ciò che vale anche per i limoni, i pompelmi, le clementine e il cedro. Tuttavia le arance sono il frutto più gettonato fra tutti gli agrumi, e si trovano con molta facilità dai primi giorni di novembre fino a primavera inoltrata. Il frutto si presenta con una scorza esterna piuttosto ruvida chiamata pericarpo, che inizialmente ha una colorazione verde ma, via via che avviene la maturazione, il colore varia dal giallo all’arancione, fino ad arrivare al rosso. La parte interna si chiama invece endocarpo, è naturalmente commestibile, polposa e suddivisa in spicchi più o meno sugosi, a seconda delle varietà: nei mercati infatti, generalmente le arance cosiddette “da tavola” vengono separate da quelle che si acquistano unicamente per la spremitura.

Sono infatti suddivise in due grandi gruppi:

– le pigmentate, con le varietà tarocco, moro e sanguinello: ideali da spremere.

– le bionde, con le varietà navel, ovale, valencia: ottime da mangiare.

Dal punto di vista nutrizionale non c’è differenza tra le diverse varietà di arance, quello che cambia è il colore della polpa, della scorza e del sapore, più o meno dolce.

1) Il Tarocco è una varietà tipica della Sicilia, ha polpa color arancio-rossastra, molto succo, ed è adatta sia al consumo a spicchi che alle spremute.

2) La varietà Navel si può riconoscere facilmente perché nella parte alta presenta un rigonfiamento dovuto alla presenza di un secondo frutto, sotto la scorza, di dimensioni ridotte.

3) L’arancia Moro ha la polpa rossa ed è particolarmente succosa, ideale per le spremute.

4) La Sanguinella è simile alla Moro, ma più scura e di dimensioni più piccole. È acidula e il suo gusto è gradito ai bambini e a chi ama i sapori dolci.

I nutrizionisti danno un consiglio importante: mangiare se è pssibile due arance al giorno. Fanno bene, sono buone, e si ha il piacere di usarle come break della mattina o del pomeriggio. La sopresa delle arance è che in solo due frutti si trova la giusta quantità di vitamina C di cui abbiamo bisogno quotidianamente, l’acido ascorbico stimola la produzione del collagene, la fibra elastica che garantisce elasticità e compattezza alla pelle. Anche le spremute di arancia possono sostituire il frutto intero, ricordando però sempre che la spremuta va consumata entro 20 minuti, tempo dopo il quale le proprietà salutari e benefiche della vitamina C cominciano a diminuire. Oltre alla vitamica C l’arancia apporta anche vitamine del gruppo A e B, oltre a minerali come calcio, fosforo, magnesio, selenio e altri alleati del peso-forma, come anche l’alto contenuto di fibre. La vitamina A ha un’importanza non irrilevante, è particolarmente utile infatti al rafforzamento della vista, mentre un flavonoide chiamato esperdina, oltre ad avere proprietà antiallergiche ed antinfiammatorie impedisce ai vasi sanguigni di ispessirsi diminuendo così il rischio trombosi. Nelle arance sono presenti inoltre gli antociani, dei pigmenti che danno loro il colore caratteristico e che hanno proprietà antiossidanti con tutti i benefici conosciuti per l’organismo.

Ne consegue che riassumendo, le arance:

  • contengono ottime vitamine soprattutto del gruppo C;
  • combattono l’invecchiamento cellulare;
  • combattono i raffreddori e i mal di gola;
  • sono buone, non sono molto caloriche, hanno una buona quantità di fibre che aiutano a regolare il nostro intestino;
  • rafforzano il sistema immunitario;
  • hanno un effetto antistress;
  • sono un lassativo naturale;
  • hanno benefici effetti sulla cellulite perché rinforzano i vasi sanguigni e migliorano la circolazione.

In cucina…

Oltre a mangiarle da sole o in macedonia è possibile anche aggiungerle a piatti salati, sono ottime per esempio per essere abbinate agli ortaggi nella preparazione di insolite insalate drenanti, oppure possono essere utilizzate per la preparazione di caldi secondi piatti. Io personalmente non mangio carne, ma possiamo ricordare la famosa Anatra all’arancia, oppure un piatto gustoso e particolare che io amo molto, ossia il Cous cous con frutta secca e uvetta.

  • Anatra all’arancia

Per prima cosa, se non l’avete comprata già pulita, pulite bene l’anatra eliminando il grasso e salatela internamente. Mettete in una pentola l’olio e, dopo averlo sciolto, fate rosolare l’anatra su tutti i lati per qualche minuto e poi aggiungete il vino bianco e un po’ d’acqua e due cipolle rosse tagloate sottili. Lasciate cuocere la vostra anatra con la cipolla, a fiamma bassa, con il coperchio per 45 minuti (se l’anatra è grande anche 60 minuti) e solo a fine cottura, salatela. Nel frattempo sbucciate un arancia e tagliate a striscioline solo la parte arancione della buccia, eliminando la parte bianca. (Le arancie non devono essere trattatate con sostanze chimiche potenzialmente dannose alla salute). Mettete le striscioline in un pentolino e scottatele per tre minuti in acqua bollente, poi scolatele molto bene. Spremete le altre due arance e, quasi a fine cottura, aggiungete il succo, il Grand Marnier e le striscioline di buccia al fondo di cottura dell’anatra. Completate la cottura facendo ridurre un po’ il succo e servite immediatamente la vostra anatra all’arancia calda!

  • Cous cous all’uvetta

Mettete in ammollo l’uvetta in una ciotola di acqua calda , spremete l’arancia per ricavare il succo, misuratelo e aggiungete tanta acqua quanto basta ad arrivare a 200 ml di liquido in totale. Versate il succo dell’arancia e l’acqua in un pentolino e aggiungete i chiodi di garofano, il cardamomo, l’anice stellato, e la cannella, portate a semibollore. Versate il cous cous in una terrina e sgranatelo con il burro caldo aiutandovi con le mani. Una volta sgranato tenetelo da parte. Nel frattempo tostate i pinoli e le noci in una padella antiaderente a fuoco medio fino a che diventino traslucidi; togliete dal fuoco e tenete da parte. Versate il liquido filtrandolo da un colino sul cous cous e lasciate riposare 5-6 minuti senza mescolarlo , deve gonfiare e diventare molto tenero ma non sfaldato. Tritate a coltello le noci tiepide e strizzate l’uvetta. Trascorsi i 5 minuti aiutandovi con una forchetta sgranate bene il cous cous, unite i pinoli, l’uvetta e le noci tritate; scaldate nel pentolino di prima il miele con un goccio di acqua e quando sarà ben sciolto aggiungetelo a filo sul cous cous e mescolate bene; servite tiepido o anche fresco nei bicchierini o ciotoline monoporzione, a seconda della stagione.

E adesso…facciamoci una spremuta per merenda! 🙂

Buon weekend a tutti…

 

 

 

 

 

 

 

L’ALCOLICO MENO ALCOLICO CHE CI SIA!

come-preparare-la-birra-alla-fragola_1648d56333a9501d381668f6b52489b5Il merito è del suo apporto di potassio, minerale della diuresi, la chimavano pane liquido dai Sumeri, per le sue capacità nutrizionali ed ha accompagnato il progresso agrico-alimentare dell’uomo da millenni: sto parlando della birra! Si tratta di una bevanda antichissima, in Egitto era prodotta dalla farina di orzo e dolcificata con il miele, accompaganta da datteri o spezie, era una bevanda salutare che veniva raccomandata come tonico e ricostituente. Sono certa sarete felici di sapere che è ritenuta una bevanda adatta alla linea, che placa il desiderio di cibo e tonifica i tessuti! A differenza quindi di ciò che si può temere dunque, la birra consumata a dosi controllate di massimo due bicchieri al giorno e sempre durante i pasti, è una valida alleata del peso forma. Chi soprattutto di estate, nega di aver voluto bere una birra fresca e di averci rinunciato per paura della linea? Dalla prossima estate potrete concedervi questo vizietto! 🙂 Gli ingredienti tradizionali per ottenere la birra sono il malto, il luppolo e il lievito. Il malto, che per legge non deve essere inferiore al 60%, è in genere d’orzo, ma può essere anche di altri cereali, per esempio frumento o mais. Ma vediamo in pochissimi passaggi come viene prodotta: si produce dunque facendo germogliare l’orzo attraverso un processo definito “maltizzazione”. La suddivisione cromatica della birra, e la conseguente distinzione in bionda, rossa e scura, dipende dalla maggiore o minore tostatura del malto. Dopo la tostatura, il malto viene macinato e messo in acqua. Si ottiene così il mosto, che viene portato a ebollizione e poi filtrato; in questa fase si aggiunge il luppolo. Il mosto viene poi fatto raffreddare e quindi fermentare in appositi serbatoi. Durante la fermentazione si aggiunge il lievito, che provoca la trasformazione del maltosio, contenuto nel composto, in alcol etilico e anidride carbonica. (In base al lievito utilizzato si ottengono birre a bassa o ad alta fermentazione.) Dopo la fermentazione, la birra viene lasciata a maturare per alcune settimane in appositi contenitori. Una caratteristica importante della birra è la schiuma, che la protegge contro l’azione ossidante dell’ossigeno e serve quindi a mantenerne più a lungo l’aroma; la presenza di una schiuma bella stabile è indice di qualità e di freschezza. Come già anticipato, il merito delle sue proprietà “salva linea” è l’elevato contenuto di potassio che ha un’azione diuretica a livello renale e sgonfiante soprattutto per coloro che soffrono di ritenzione idrica, accompagnato dall’altro canto dalla bassissima quantità di sodio! Contiene inoltre una buona quota di acido folico e di vitamine B che portano il buon umore e attenuano il senso di fame e, altri nutrienti come sali minerali essenziali all’organismo. Ha inoltre un ottimo rapporto calcio-fosforo, contiene silicio e soprattutto contiene il luppolo che è fonte di diversi tipi di flavonoidi i quali sappiamo hanno dimostrato di avere proprietà antitumorali. In particolare, contiene xantumolo, una sostanza che pare utile nell’inibire la proliferazione delle cellule tumorali di alcuni tipi di carcinomi. Grazie al contenuto di polifenoli, la birra ha inoltre proprietà antiossidanti! Possiamo chiamarlo elisir di bellezza, tanto che la presenza delle proteine dei cereali e dei fitormoni, oltre che degli olii essenziali del luppolo, servono per migliorare l’elasticità e il tono dei tessuti, riducendo la cellulite e i cedimenti cutanei di viso e corpo in generale, mantenendo oltre tutto ben sodo il seno. Voi vi starete chiedendo: “Ma questa cosa ci sta dicendo? Di bere la birra? Ma è un’alcolico, e gli alcolici fanno male e sono calorici!” …Ma attenzione..la birra è il drink alcolico, meno alcolico che ci sia!  Ovviamente l’apporto di calorie dipende dal tipo di birra, ma in generale possiamo affermare che per 100 g di birra normale ci si trova circa sulle 35 kcal., da un minimo di 28 per le leggere ad un massimo di 60 per quelle più forti. Tra le bevande alcoliche è quella meno calorica in assoluto e, addirittura presenta valori più bassi rispetto a molte bevande analcoliche! In generale la birra da prediligere per usufruire anche delle buone proprietà di questa fresca e piacevole bevanda è quella definita “cruda”, o meglio la tipica birra artigianale. L’assenza di pastorizzazione consente infatti di mantenere intatte le proprietà organolettiche della birra che, restando integre, riescono ad interagire in modo positivo con l’organismo umano. Un bel cappello di schiuma inoltre è un indice di freschezza della bevanda e indicatore di una accurata selezione degli ingredienti. Non esitate quindi a bere un bicchiere di birra cruda quando ne avete la possibilità, oltre a soddisfare il vostro palato vi permetterà di assumere anche preziosi nutrienti! Ricordatevi che tuttavia si tratta sempre di una bevanda alcolica, quindi è bene non esagerare nelle dosi, soprattutto per non perderne tutti i benefici che invece un’assunzione anche costante ma moderata può donarvi!

Gli effetti positivi come vedete sono molteplici, tuttavia si tratta sempre di una bevanda alcolica, quindi è bene non esagerare nelle dosi, soprattutto per non perderne tutti i benefici che invece un’assunzione anche costante ma moderata può donarvi! Attenzione inoltre a cosa la abbinate, la presenza di grassi del pasto per esempio aiuta a regolare l’assimilazione dell’alcool, sarebbe però meglio non abbinarla a pizze, pane, o altri prodotti da forno con lieviti, infatti la combinazione con i lieviti presenti nella birra può portare ad una grande fermentazione; ecco la motivazione per cui alcune persone dicono che la birra fa gonfiare la pancia! Insomma l’accoppiata birra-pizza è deleteria e la sconsiglio vivamente!

CONTROINDICAZIONI: Non assumere se siete affetti da celiachia, in gravidanza, negli anziani (che non dovrebbero bere alcolici di nessun tipo, anche se leggeri), se si è intolleranti ai lieviti o delicati di stomaco o se si soffre di acidità e rigurgito!